Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Col Papa al Campo de Graça
Lettera da · SocietàSc 752

Col Papa al Campo de Graça

di Francesco Finulli

ottobre 2023

«Maria si alzò e andò in fretta», con questo versetto del Vangelo di Luca, all’inizio di agosto, Papa Francesco ha invitato un milione e mezzo di giovani a Lisbona, in Portogallo, per celebrare la XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù. Uno degli incontri più rivoluzionari di sempre: quando capita di riunire così tante persone in nome di una sola Persona? Mi piace definirla una sorta di Festival della Fede. In sette giorni si vive la quintessenza di quello che dovrebbe voler dire “essere cristiani”. Nell’incontro con l’altro, che in questo caso non è solo l’amico o il conoscente della tua cerchia ma qualsiasi persona da ogni singola parte del mondo, si passa dalla pura euforia, dalla gioia di stare insieme fino ai momenti di stanchezza fisica e mentale, di scomodità e di supporto vicendevole. Tutto condito da momenti di pausa, di preghiera e silenzio, che fanno maturare l’esperienza che si sta vivendo. Ciononostante, la Gmg non si esaurisce nei giorni in cui la vivi, anzi, la sfida è riuscire a viverla quando torni nella tua quotidianità, a ritrovarla nella vita di tutti i giorni. E quest’anno, parlando della mia esperienza soggettiva, l’ho capito più che mai.

Le aspettative

Nel 2016, ho partecipato alla mia prima Gmg, a Cracovia. Non ho mai avuto timore nel definirla come l’esperienza più bella che abbia mai fatto. Partito con un nutrito gruppo della mia parrocchia e composto da molti dei miei amici più significativi, ancora oggi al mio fianco, sono tornato a casa una settimana dopo con un entusiasmo e una gioia che sentivo così piena, come non l’avevo sentita prima e mai l’avrei percepita dopo. Ad aiutarmi, verosimilmente, anche il freschissimo diploma di Maturità conseguito appena un mese prima ha contribuito proiettandomi in un’estate unica perché totalmente libera. In Polonia ho avuto modo di sperimentare e capire cosa è la Fede: un incontro e una testimonianza che nasce da essa. L’ho vista nel volto delle persone, conosciute e non, nelle parole del Papa, negli occhi di chi ci ha ospitato. E sono rientrato a Milano con un serbatoio ricchissimo utile sostegno nei primi mesi da studente universitario. Dunque, a distanza di sette anni, non avendo potuto partecipare all’incontro mondiale di Panama del 2019, l’appuntamento di Lisbona era segnato con il circoletto rosso sul mio calendario. A maggior ragione, avendo svolto un ruolo educativo nella mia parrocchia per tutto l’anno con ragazzi di quinta liceo, volevo essere per loro una sorta di guida, traghettarli e accompagnarli verso un’esperienza che per me era stato tanto significativa. Per diversi mesi, io e i miei co-educatori, abbiamo “pubblicizzato” l’esperienza della Gmg ai nostri ragazzi e abbiamo avuto la fortuna di riuscire a convincerne quattro a partire insieme con il gruppo di tutta la Parrocchia. Le aspettative per me erano altissime: cercavo una scossa, esattamente come quella che mi aveva provocato quella settimana polacca: il mio obiettivo era riuscire a provare ancora quelle stesse sensazioni, di riuscire a toccare con mano la concretezza della Fede. Spoiler: non è andata così. 

La realtà
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