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Cesare e gli altri dieci. Vent'anni con il Direttore

Cesare e gli altri dieci. Vent'anni con il Direttore

di Giuseppe Romano

febbraio 2023 · Quaderno: Per Cesare Cavalleri

Giuseppe Romano, collaboratore storico, già vicedirettore dell’Ares e di Studi cattolici, ripercorre il percorso formativo, il lavoro comune e la vita quotidiana nell’Ares della sede storica di via Stradivari.

Vent’anni. Dal 1982 al 2002. Nella prima delle due date sono entrato all’Ares da ragazzo aspirante qualcosa, e nella seconda sono uscito uomo quando ne ero vicedirettore. In mezzo, buona parte della mia formazione umana e professionale. Parlo di me, ovviamente, per integrare la prospettiva cesarecentrica che ci si attende da questo numero.

Parecchi che lo hanno conosciuto hanno evidenziato quella sorta di barriera che Cesare Cavalleri frapponeva fra sé e gli interlocutori, a forza di «per carità», «ma no ma no ma no» e frasi puntute del genere che stroncavano a metà opinioni e proposte. Mi annovero fra quanti hanno risalito quella china e mi sono fatto l’idea che lui utilizzasse quei modi non tanto per stabilire una distanza, nel senso di tenere a distanza, quanto per fissarla, nel senso di indicare un percorso. Posto che non aveva alcuna remora ad affermare il suo punto di vista con decisione spesso assolutistica, è anche vero che cercava interlocutori all’altezza. E, per i collaboratori che stimava, voleva che quell’altezza la raggiungessero combattendo, fino a guardarlo negli occhi.

Ci ha messo più di un anno Cesare a farsi dare del tu da me, che gli rendevo quattro lustri. Quando è accaduto non è stata una concessione, ma un riconoscimento. E da quel momento fu possibile e facile andare oltre gli occasionali sbarramenti verbali, dire la mia e soprattutto vedere che ascoltava e ci teneva.

Ricordo una vivacissima contestazione che gli opposi su un libro che ne diceva di cotte e di crude su un altro editore e sul suo entourage. Sostenevo, e non a torto, che il giornalista che lo proponeva era tanto fascinoso nella prosa quanto inaffidabile nei contenuti. Mi diede retta e passammo ore, nel suo ufficio, a leggere insieme il dattiloscritto, riga per riga. Io mi impuntavo su tutti i passi in cui le affermazioni apparivano tendenziose o le fonti precarie e l’autore, che era presente, per lo più mi dava ragione (con disarmante ammissione di non sapere). Cesare guardava e taceva, ma sorrideva.

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