Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Giorgio Caproni-Vittorio Sereni, Carteggio 1947-1983
Giorgio Caproni-Vittorio Sereni, Carteggio 1947-1983

Carteggio 1947-1983 di Giorgio Caproni-Vittorio Sereni

di Daniele Gigli

maggio 2021

Un’amicizia

Giorgio Caproni-Vittorio Sereni, Carteggio 1947-1983, Olschki, Firenze 2019, pp. 224, euro 25.

A ogni nuova uscita del suo epistolario – ne sono usciti diversi negli ultimi quindici anni – ciò che impressiona è l’investimento emotivo che Giorgio Caproni pratica nell’arte della corrispondenza, che da un lato conferma come i grandi epistolari – al pari delle grandi amicizie – si facciano in due; e dall’altro, come per Caproni ogni goccia d’inchiostro – dal più ardito dei poemi al più prosaico bigliettino – incarni al di qua di ogni senso una profferta speranzosa e famelica di amicizia al mondo. Non fa eccezione la raccolta di missive con Vittorio Sereni, pubblicate per le ottime cure di Giuliana Di Febo-Severo, che la correda di un ricco, informato e forse un poco prolisso saggio introduttivo. È Alberto Leoni «O TUTTI O NESSUNO!» Alberto Leoni «O tutti o nessuno!» Storia e ritratti dei 123 sacerdoti e religiosi morti in Emilia-Romagna nella Seconda guerra mondiale pp. 192 15 In una piccola chiesa a Pieve di Rivoschio, in provincia di Forlì, sono esposti i ritratti di 123 sacerdoti morti in Emilia-Romagna durante la Seconda guerra mondiale, uccisi dai nazifascisti e da partigiani «in odium fidei» o per odio politico. «O tutti o nessuno!» è il grido di don Elia Comini a chi gli offriva la salvezza poche ore prima della sua uccisione da parte delle SS a Pioppe di Salvaro. Ed è questo il grido che sorge nell’animo guardando quelle foto: perché la Chiesa, considerando diversità di destini e di indoli, non dimentica nessuno e noi uomini non possiamo essere da meno. un’amicizia, quella che emerge da quasi quarant’anni di corrispondenza? Per molti versi sì, se guardiamo all’affinità di temi, di preoccupazioni e di soluzioni che anima la poesia dei due e i loro scambi. Meno, se a trent’anni dalla prima missiva, Caproni ancora può scrivere che «noi, in tanti anni di amicizia, ci siamo sempre visti di sfuggita» (lettera 32, 4 marzo 1976) e se quasi mai emerge una nota di intimità profonda. Del resto, un’amicizia è fatta anche di temperamenti e non è colpa di Sereni se il suo non riesce o non vuole rispondere agli slanci affettivi del poeta livornese con pari impeto e pari linguaggio, dando talvolta a noi lettori – che osserviamo come dal buco della serratura parole non scritte, va ribadito sempre, per essere lette da terzi – un’imbarazzante sensazione di disequilibrio sentimentale.

Che cosa resta, allora, oltre a questa impiastrata sensazione di voyeurismo comune un po’ a tutti gli epistolari? La curatrice tenta una risposta riferendosi a Gérard Genette e alla teoria dell’«epitesto privato» con cui dichiara questo tipo di materiali strumenti fondamentali per l’ermeneutica dei testi. Tesi largamente apprezzata negli anni, ma che a nostro avviso segna un po’ il passo, se è vero come è vero che ciò che resta sono i versi – e che fu proprio lo strutturalismo, prima di profondersi in discorsi infiniti su peritesto e paratesto, a promuovere l’istanza critica «tutto sta nel testo», che dai voyeurismi e dalle sovrainterpretazioni psicologiche intendeva liberarci.

«Da quanti anni la tua poesia mi sta aiutando a vivere? Farti dei complimenti sarebbe, oltre che ridicolo, superfluo» (lettera 39, 3 febbraio 1982). Sono parole di Caproni dopo aver ricevuto il sereniano Stella variabile. E sono parole bellissime, che tuttavia non ci dicono una virgola in più della poesia di Sereni, né di quella di Caproni. Ma questo, chiaramente, non è un problema né dell’editore, che confeziona un prodotto bello e curato, né della curatrice, che – come detto – fa un lavoro di notazione e interpretazione accurato e certosino. È piuttosto un problema di ridefinizione del fine e dei mezzi degli studi letterari, di un’accademia sempre più vicina all’industria e sempre più ossessionata – anche in ciò che residua dell’umanesimo – dal demone della pubblicazione. Forse di questo sarebbe interessante parlare.