In diverse occasioni su queste colonne ci siamo occupati, iniziando dal nostro Paese, del vuoto di conoscenze di gran parte dei politici, sul piano dell’economia. Un’analoga situazione riguarda i leader religiosi e numerosi sacerdoti che mostrano una scarsa comprensione dell’economia di mercato e del significativo ruolo in essa svolto dall’imprenditore.
La corretta comprensione, almeno delle basi dell’economia, costituisce un elemento fondamentale per i responsabili politici, per i leader religiosi e per un consapevole ruolo di tutti nel ricostruire l’attività economica nel nostro Paese, insieme al perdurante impegno per porre rimedio ai gravi problemi sanitari creati dal coronavirus (migliorando ancora, tra l’altro, il nostro valido piano vaccini).
È opportuno ricordare che negli Stati Uniti l’ignoranza dei fondamenti dell’economia, favorendo negli operatori economici l’errata accettazione dell’«ombrello protettivo dell’intervento pubblico», ha creato a suo tempo una grave deriva inflazionistica. Tale situazione aggravatasi, com’è noto, nel 2007, ha portato non poche banche e società finanziarie al fallimento, con effetti negativi anche per l’Europa e per l’Asia.
Ai nostri giorni, nel tentativo di superare i problemi dei sistemi bancari, sono nate le criptovalute, ossia le monete digitali. Il Bitcoin, che nasce nel 2008, è la prima moneta virtuale emessa solo su Internet: costituita in sostanza da numeri online in alternativa al denaro contante. Nessuna autorità centrale ne verifica le transazioni e il suo cambio con le monete reali (euro, dollaro ecc.) è molto instabile e varia pressoché ogni istante.
Il suo attuale clamore mediatico, nel contempo, aumenta l’interesse delle aziende, ma non pochi esperti vedono il Bitcoin come «un oggetto di speculazione, come un’autentica corsa all’oro». Altri parlano di «un mondo di fuori legge» con episodi di vera truffa ai danni dei partecipanti (tema che abbiamo esaminato più compiutamente su Sc, 729 [novembre 2021], pp. 808-809: Il bitcoin al posto dell’oro?).
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