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Inventori del tempo e della storia. Il calendario nell’Antico Egitto
Archeologia · Idee e storiaSc 782

Inventori del tempo e della storia. Il calendario nell’Antico Egitto

di Alessandro Roccati

aprile 2026

La plurimillenaria storia dell’Egitto non è solo dovuta alla precoce introduzione della scrittura, che presso molti popoli non è sufficiente per una conoscenza adeguata della loro civiltà. La semplice coscienza personale non va oltre poche generazioni, e vi sono eventi che cancellano la memoria di epoche intere, quando non ne serbino traccia in racconti leggendari. In Egitto, invece, da tempi immemorabili si tenne conto di eventi salienti, poi del censimento delle risorse zootecniche ad anni alterni. Fu presto intrapreso un lavoro di registrazione, che costituì un modello per gli stessi redattori della Bibbia. Testimonianze di vario genere sono restituite dalla sempre più affinata ricerca archeologica, ma il recupero organico del complesso quadro d’insieme è stato reso possibile da una straordinaria invenzione, della quale ancora noi siamo debitori agli egizi, il calendario.

Già i greci riconoscevano agli egizi una civiltà dalla durata lunghissima, e questa durata era stata a loro modo misurata dagli egizi stessi. Tra gli apporti più consapevoli ed evoluti della loro civiltà è da considerare il computo del tempo, che risale peraltro alla preistoria. L’annotazione progressiva dello scorrere degli anni è di un aiuto inestimabile per fissare una cronologia di tutta la vicenda storica. Dopo l’invenzione della scrittura e la creazione di uno Stato, gli egizi registravano un tempo ciclico, corrispondente agli anni di regno (o di gestione amministrativa secondo i periodi) di ogni singolo faraone.

Teoricamente sarebbe stato sufficiente conoscere la durata di ogni regno e la sequenza di tutti i sovrani per giungere a un computo assoluto. Anche se la realtà non fu così lineare e le lacune documentarie sono ingenti, questo meccanismo è fondamentalmente valido.

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