Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Marco Malvaldi, Bolle di sapone
Marco Malvaldi, Bolle di sapone

Bolle di sapone di Marco Malvaldi

di Silvia Stucchi

febbraio 2022

Giallo & lockdown

Marco Malvaldi, Bolle di sapone, Sellerio, Palermo 2021, pp. 266, euro 15.

Tornano i vecchietti del Bar Lume, e, sotto la supervisione del «barrista» Massimo, nipote di uno dei componenti del diabolico quartetto, ci propongono «la prima indagine in smartworking» della letteratura gialla. Questa avventura, una autentica «commedia gialla» con doppio colpo di scena finale, è ambientata a marzo 2020, quando le restrizioni del primo lockdown sono appena scattate: c’è chi si adatta, chi cerca a tutti i costi di evadere, come Aldo, che, in quanto «socio non lavoratore, ma di capitale» (p. 91) sostiene di avere il diritto di passare le sue ore al bar, chi, pur di uscire di casa, si inventa di dover andare a pesca per procurarsi le proteine, e chi, come Massimo, si trova improvvisamente a dividere la casa con la mamma, ingegnere da sempre impegnatissima a coordinare grandi cantieri ai quattro angoli dell’orbe terracqueo, momentaneamente bloccata dalla pandemia nell’appartamento del figlio. Al contempo, la fidanzata di Massimo, Alice, che è una poliziotta, si trova bloccata in Calabria perché, partita per un corso di aggiornamento riservato alle forze dell’ordine e per ricostruire i fatturati di alcune pizzerie, in odore di riciclaggio, è stata sorpresa dal lockdown ed è bloccata in hotel; e mentre la nonna di Massimo, Matilde detta Tilde, come tutti gli italiani chiusi in casa, si dà alla cucina, e frigge come se non ci fosse un domani (perché i suoi principi alimentari si riassumono nella massima: «Se non è fritto non è commestibile»), il nonno Ampelio si rompe un femore, e viene ricoverato in ospedale, isolato, e, quel che è peggio, affidato alle capaci cure della dottoressa Bandinelli, efficiente, sì, e anche compente: peccato solo che la dottoressa sia la ex moglie del nipote Massimo, il matrimonio con il quale era naufragato a causa dei continui tradimenti di lei.

Insomma: proprio una bella situazione di partenza. In tutto questo, aggiungiamoci la preoccupazione, naturale, per un evento inedito e destabilizzante come la pandemia, in cui è difficile vederci chiaro, e quella, andando più nel «particulare» per gli introiti del bar, che solo parzialmente sono risollevati dalla geniale idea dei «cocktail da asporto» del barista Marchino. A cotanto bel panorama si aggiunge il complicato caso di due coniugi, proprietari di una rinomata pizzeria, la Medi Terranea, morti a poca distanza l’uno dall’altro, poco lontano dal luogo in cui è bloccata Alice, e per giunta in un modo rocambolesco: il marito freddato, come in una esecuzione in piena regola, con un colpo alla testa sparato mentre era in coda al supermercato; la moglie, uccisa, poco dopo, da un teoricamente possibile, ma molto improbabile, e assai misterioso, avvelenamento da botulino. E, come è naturale in simili casi, il primo sospettato è il parente più prossimo: il figlio. Difficile condurre un’indagine in queste condizioni? Difficilissimo: tocca arrabattarsi fra cellulare, videochiamate, call di gruppo su Zoom e via dicendo, e anche reperire prove e documenti non è affatto semplice, figuriamoci, per quattro vecchietti ultra-ottantenni che sono cresciuti a dir tanto con il telefono a disco; ma, per fortuna, c’è Massimo, che la tecnologia la conosce bene, e che dovrebbe anche venire a capo di un secondo mistero: come mai Alice ha quei potenti sbalzi d’umore? Tutti ingredienti per un romanzo godibilissimo e astuto, uno di quelli in cui si è persino soddisfatti se si scopre, alla fine, che l’autore ci ha, benevolmente, presi per il naso dall’inizio alla fine senza che ce ne accorgessimo.