Bellonci e Cavalleri. Un’avventura letteraria in tandem
dicembre 2023
Maria Bellonci e Cesare Cavalleri adesso ci potrebbero apparire come due persone – due intellettuali, gente che muove l’intelletto prima della parola, cioè, operazione questa sempre più disattesa – sole in mezzo alle centinaia di libri, di persone e di sapere, che hanno costellato le loro vite, immaginandole sospese al di sopra de “il letterato illetterato”, colui che ammucchia e non costruisce. Ma se non ci fossero stati questi due testimoni del secondo Novecento e oltre, dal 1956 a oggi, i libri non avrebbero avuto il senso che sono riusciti a dargli codesti interpreti; una coppia a sorpresa, che forse, senza averne fatto palese strategia ma congiunta sebbene non scambievole intenzione, ha portato la letteratura nella letterarietà del vivere liberandola delle sovrastrutture. Maria e Cesare, un incrocio parallelo. Insieme, due-mila-trecento pagine, lei negli Oscar Mondadori con Pubblici segreti, lui con Letture nelle Edizioni Ares. Stefano Pedrocchi ha introdotto Maria, Giuseppe Romano lo ha fatto per Cesare. Lei ha dato fuoco alla Polveriera – sua definizione – del premio Strega; lui alla mitraglia dell’Ares. Anzi, la faretra, com’è stilizzato il topos editoriale.
«I fatti della cultura mescolati ai fatti della vita», scrive Maria a p. 746 dei Segreti. Un Cesare giovanissimo era andato a una serata del premio Strega con Ennio Flaiano, suo amico, a salutare Maria.
Le avanguardie scatenate in torrenti teorici, o distillate in ruscelli poetici e narrativi, non contano donne tra le loro file. Se ce ne sono restano in ombra, timidamente, tanto da sparire dietro la prepotente verbalità dei loro compagni. Perfino le giovanissime come Dacia Maraini non portano bandiere. Valenti o no, stanno quiete a scrivere.
Così Maria nei Segreti a p. 619. Una questione di stile, perciò di rispetto, che Cesare a p. 565 di Letture ribadisce.
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