Fatti grandi e storie piccole entrano ed escono implacabili attraversando la nostra coscienza di persone che desiderano capire e conciliarsi in un giusto e libero sentire comune. Entri, guardi, analizzi, afferri e porti via, non sei prigioniero, le porte girevoli non chiudono mai.
Qui Roma. Ogni mese lui portava al bar Sofio, zona Villa Pamphili-San Pancrazio, Monteverde, il nuovo numero di questa rivista; un bar dove si legge e si gioca a scacchi. Alla fine la barwoman non ce la faceva più e glielo chiese: «Io sapevo della generazione perduta», gli disse, «dei boomer, dei millennial, poi è arrivata la X e la Z, ma ‘sta Generazione Basili ‘n da dove scappa fora? A’ coso». Quando non sanno come definirti, a Roma diventi un oggetto impreciso. «Sarebbe una spiegazione complessa», rispose lui. «E quanto costa?», incalzò la ragazza. «È gratis». «E allora dàje, che tanto ‘sto lavoro mio implica le mani no’ er cervello, anzi fatte n’aperitivo così er cervello tuo se apre mejo». E lui cominciò a dire: «La Generazione Basili comprende i nati nei Trenta, che a causa della guerra han recuperato quel tempo perduto inglobandovi anche i primi anni dei Quaranta. Uno di loro, studioso più illustre che illustrato, essendo poco noto alle masse, è Giorgio Agamben, che s’è inventato una cosa che guai chi gliela tocca, la Bio-politica». «Eeeh, che scoperta, e che sarà mai – ha interrotto la barista – mo’ er biologico è pure ‘sto cornetto, tiè, è integrale certificato». «Adesso te lo spiego mejo – pazientò lui –: bio sta per vita, e cioè che le decisioni della politica condizionano la vita delle persone». «E se n’è accorto ‘sto gamba?», è sbottata le ragazza. «Agamben, cara, abbi un po’ di rispetto, cara, e dici che hai fatto anche tre anni a RomaTre». «Sì, ma io sono farmacista disoccupata, altre cose non le so, però chi sarebbero questi della Generazione Basili che essendo di potere secondo Agamben cianno ridotto quasi all’osso?». «Ti faccio un po’ di nomi, quelli noti, e ovviamente Dino Basili è compreso, Asor Rosa, Walter Pedullà, Romano Prodi, Umberto Eco, Corrado Augias, Pippo Baudo, Renzo Arbore, Achille Occhetto, Fausto Bertinotti, Renato Curcio, Gian Carlo Ferretti, Gianfranco Pasquino, Ernesto Galli della Loggia, Enzo Siciliano, Alberto Arbasino, Bernardo Bertolucci, Silvio Berlusconi, Ornella Vanoni, Franco Cordelli, Cesare Cavalleri che ha fondato Studi, e tanti altri, artisti, scrittori e politici, tutti hanno fatto qualche cosa che ha avuto una ricaduta sulle persone. Basili no, si è dedicato a scoprire di loro l’altra faccia, quella nascosta, quella vera, e l’ha fatto con la satira». «Allora di quella generazione lui sarebbe l’unico innocente?», ha domandato la ragazza.
Bio
Quando sono convinti di aver fatto proprio tutto, allora le Grandi Firme fanno due cose; uno, donano il proprio archivio all’Università di Pavia, come ha fatto anche Franco Cordelli, perché da quelle parti non c’è mai stato e mai ci sarà un terremoto; due, scrivono l’autobiografia. Prima di dedicarsi a tale incombenza che presuppone la preventiva, sofferta meditazione sul suggerimento del tempio di Apollo a Delfi, gnothi seatón, nosce te ispsum, cioè fatti un esame di coscienza, potrebbe intanto aiutare l’opera autobiografica di qualche più scanzonato autore che si è dedicato a raccontarsi. In tal senso, restano insuperati Nino Longobardi di Il figlio del Podestà – che era suo padre – e Federico Fellini di Amarcord.
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