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Bambini “speciali”: che fare? Colloquio con Valentina Garripoli
Educazione · SocietàSc 769

Bambini “speciali”: che fare? Colloquio con Valentina Garripoli

di Giuseppe Brienza

marzo 2025

Valentina Garripoli

Valentina Garripoli, educatrice e pedagogista dell’età evolutiva, è autrice del libro La coccinella Sky e altre avventure sulle diversità. Percorsi e laboratori per favorire l’inclusione (I Libri di Icaro, Lecce 2024, pp. 64, ill., € 12), diretto a insegnanti e operatori a contatto con alunni con bisogni educativi speciali (conosciuti come BES), nel quale offre un condensato della sua esperienza, oltre a sei percorsi laboratoriali da sperimentare, in gruppo o in classe, dopo la lettura di quattro avventure fantastiche per bambini e bambine sull’inclusione.

  • In base alla tua esperienza, a che punto è il nostro Paese sui fronti dell’inclusione scolastica e lavorativa delle persone con disabilità?

Il nostro Paese ha fatto progressi significativi nell’inclusione scolastica e lavorativa delle persone con disabilità. Con inclusione ci si riferisce al processo e alla pratica di garantire che tutte le persone, indipendentemente dalle loro differenze (come disabilità o altre caratteristiche), possano partecipare pienamente e in modo equo alla società, in tutti i suoi ambiti: scuola, lavoro, cultura e vita sociale. L’inclusione mira a rimuovere barriere di ogni tipo e a creare ambienti in cui ogni individuo si senta valorizzato, rispettato e supportato nel suo percorso di crescita e partecipazione.  A tal proposito è evidente che ci sono ancora molte sfide da affrontare. La sensibilizzazione e la formazione degli insegnanti e dei datori di lavoro sono fondamentali per creare ambienti inclusivi, ma è necessaria una maggiore collaborazione tra istituzioni, famiglie e associazioni. Facciamo un esempio concreto: bisogna rafforzare la formazione di operatori e insegnanti per rispondere alle esigenze specifiche dei ragazzi con disabilità e cercare di creare spazi e programmi “su misura” attraverso i quali questi ultimi possano crescere e sentirsi parte della società. Le istituzioni dovrebbero supervisionare il processo, non necessariamente assumerlo come ennesimo compito diretto e centralizzato, assicurando sulla base del principio di sussidiarietà le risorse e una rete di controllo e supporto efficace.

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