Azionisti & altri portatori di interessi
ottobre 2021 · Quaderno: Ripensare il capitalismo
Nel 1970, Milton Friedman sosteneva che «la responsabilità sociale dell’impresa è incrementare il proprio profitto»: oggi gli economisti contestano il celebre aforisma, perché è vero che l’impresa deve pur sempre fare gli interessi degli azionisti (Shareholders), ma ormai non può non considerare gli interessi degli Stakeholders (clienti, lavoratori, fornitori, comunità), cioè degli altri soggetti che intervengono a vario titolo nel processo economico. «Il mercato di per sé non produce dimensione sociale», afferma il prof. Andrea Perrone, ordinario di Diritto commerciale nell’Università Cattolica di Milano; per l’impresa sociale, l’obiettivo è «far crescere la torta», non limitarsi a decidere come dividerla.
Con un’essenziale dichiarazione pubblicata il 19 agosto 2019, l’associazione che raggruppa gli amministratori delegati delle più importanti società degli Stati Uniti ha voluto «ridefinire gli scopi» della società per azioni per «promuovere un’economia che serva tutti gli americani». Esplicitamente superando la tradizionale impostazione per la quale «le società per azioni esistono principalmente per servire gli azionisti (Shareholder)», lo statement della Business Roundtable (2019) introduce un «impegno fondamentale a favore di tutti i nostri stakeholder (tutti gli interessati)»: clienti, lavoratori, fornitori e comunità, menzionando gli azionisti solo alla fine e nella specifica prospettiva di «generare valore nel lungo periodo».
Pur avendo generato un clamore mediatico senza paragoni, la dichiarazione della Business Roundtable non costituisce affatto un caso isolato. Nel 2018 la British Academy ha avviato un progetto dedicato a The Future of Corporation1; nell’ottobre del 2019, Leo Strine, già Chief Justice della Delaware Supreme Court, la più importante autorità giudiziaria statunitense in materia societaria, ha pubblicato un «manifesto» sul capitalismo sostenibile (Strine 2019); nel maggio 2019 gli articoli del codice civile francese in materia di nozione e statuto delle società sono stati modificati inserendo il riferimento, rispettivamente, agli «aspetti sociali e ambientali» della loro attività e alla possibilità per gli statuti di indicare la «ragion d’essere» della società (artt. 1833, co. 1, e 1835 Code civil) (Conac 2019). In tempi ancora più recenti, la Commissione Europea (2020) ha promosso un’approfondita riflessione, prodromica a una proposta di direttiva, sui doveri degli amministratori nella prospettiva di una corporate governance sostenibile. Nella letteratura specialistica, la discussione sul modello preferibile di società per azioni impegna gli studiosi più autorevoli2.
Che cosa spiega questa soluzione di continuità con il recente passato, caratterizzato dalla netta prevalenza di un’impostazione tradizionalmente sintetizzata con il noto aforisma di Milton Friedman (1970), per il quale «the social responsability of business is to increase its profit» (la responsabilità sociale dell’impresa è incrementare il proprio profitto)?
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