Attraversare la modernità. Il pensiero inattuale di Augusto Del Noce di L. Lanna
dicembre 2025
L. Lanna, Attraversare la modernità. Il pensiero inattuale di Augusto Del Noce, Cantagalli, Siena 2024, pp. 498, € 28
C’è una frase di Simone Weil che Augusto Del Noce amava e che lo ritrae meglio di tanti discorsi filosofici: «Noi dobbiamo essere sempre disposti a cambiare di parte come la giustizia, questa eterna fuggiasca dal campo dei vincitori». Da giovane, contrario al fascismo, ma altrettanto al comunismo, già nel 1945 aveva ben chiaro che fosse necessario andare «al di là del fascismo e dell’antifascismo». Sì alla Resistenza, ma senza farne un mito, perché non è dalla guerra che può scaturire una rifondazione morale degli italiani. Cattolico convinto, sostenitore che il laicismo fosse l’eresia secolare per eccellenza, perché finiva per corrodere e confinare l’eterno, frequentava però un ambiente compiutamente laico col quale interloquiva continuamente. Coltivava una “filosofia cristiana” che recuperasse quell’ampio segmento storico compreso tra la cultura ellenistica e Cartesio, senza per questo rinunciare al moderno concetto di libertà come riferimento. Si sentiva un isolato, ma era alla costante ricerca di interlocutori per tessere un dialogo volto a costruire una interpretazione del presente storico. Voglio dire che quando le contraddizioni dell’esistenza sono profonde nell’anima, si giunge a toccare le ragioni ultime del vivere e, spesso, ne scaturiscono poesia e profezia. La “Casa Del Noce” fu una vera e propria scuola di pensiero per gli irregolari, dove il cerimonioso professore indicava percorsi di ricerca a chi non si ritrovava nella frammentazione delle pseudo-verità proposte dalle ideologie dominanti. Per esempio, a suo dire, l’azionismo moderno è attrezzato solo alla polemica antifascista, al fine di mantenere vivo lo spettro del passato. Nel 1965 aderisce all’Unione italiana per il progresso della cultura, unione volta a liberare il pensiero dai moderni idoli della società e resuscitare un’intelligenza imbavagliata dal pensiero unico che esclude la trascendenza e la contemplazione. Tutto questo non senza criticare un cristianesimo troppo spesso ridotto a perbenismo borghese o a ricordo di un mondo del passato. In tale critica Del Noce vede un Occidente ormai de-cristianizzato, che cede sotto i colpi minacciosi del nuovo totalitarismo rappresentato, per esempio, dal quotidiano Repubblica. Riscontra una pericolosa saldatura tra tecnocrazia, residui di comunismo e laicismo libertino. A baluardo di questa deriva, Del Noce vede Comunione e Liberazione, che non a caso prende vita proprio in quel simbolico 1969 e che non contesta superficialmente l’esistenza, bensì contesta proprio ciò che nell’esistenza è superficiale, in nome dell’essenziale.
In data 3 novembre 1988 commenta preoccupato la minaccia di un nuovo totalitarismo incombente: «Dietro questo congedo dell’ideologia, dietro questa critica apparente al totalitarismo, si nasconde un totalitarismo di nuova natura, [...] è il superpartito tecnocratico che attraversa i partiti, che ha in possesso le sorgenti di informazione, che cura la propria apologia attraverso la casta degli intellettuali, che è equamente ripartito secondo le varie posizioni culturali e politiche dai cattolici ai comunisti… Se ben si guarda l’avversario che abbiamo oggi da affrontare è questo: e si vedano quanto siano inadeguate tutte le presenti posizioni culturali e politiche perché si sono formate contro avversari che erano diversi e sono lontani». Parole profetiche di sconcertante lucidità che meglio non potrebbero descrivere il nostro tempo e il nostro compito di interpretare il mondo. Parole volte a trovare la luce che ci consenta di rintracciare la fonte del nostro nutrimento terrestre e celeste.





