Antropologia del perdono. Nell'amore il mistero si dissolve
dicembre 2025
Seguendo il racconto biblico di Giuseppe, la storia di fra’ Cristoforo nei Promessi sposi, di Guareschi e di Wiesenthal, Leonardo Allodi conduce il lettore dall’esperienza del perdono (ricevuto, dato o negato) al concetto filosofico di “perdono”, passando per Scheler e Guardini e approdando all’antropologia del perdono di Spaemann, fondata sull’ontologia della persona. Leonardo Allodi è professore associato di Sociologia dei processi culturali all’Università di Bologna. Insegna anche all’Accademia Militare di Modena. Ha fondato e dirige la collana “Spaemanniana” presso l’Editore Cantagalli in Siena.
Ciò che trasforma la condizione umana da tragedia in speranza – afferma H. Arendt – è la possibilità del perdono.1
Secondo il classicista americano David Konstan (1940-2024), la storia di Giuseppe e i suoi fratelli costituisce il primo momento registrato nella storia in cui un essere umano perdona un altro2.
Un momento, questo, che ha cambiato la storia dell’umanità, come ha osservato anche Jonathan Sacks:
L’umanità è cambiata il giorno in cui Giuseppe ha perdonato i suoi fratelli. Quando perdoniamo e siamo degni di essere perdonati, non siamo più prigionieri del nostro passato. La vita morale è quella che fa spazio al perdono3.
Nei quattordici capitoli finali del libro della Genesi (37-50), si snoda la storia della discendenza di Giacobbe, la storia di Giuseppe e i suoi fratelli. Dopo aver messo alla prova i propri fratelli, quando comprese che essi, alla fine, riconoscevano la propria colpa e di meritare la punizione, Giuseppe – i fratelli non sospettavano che li aveva compresi – «si allontanò e pianse» (Gen 42, 24). Un altro momento centrale della storia è affidato alle parole di Giacobbe: «Direte a Giuseppe: “Perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro peccato, perché ti hanno fatto del male! Perdona dunque il delitto dei servi del Dio di tuo padre!”. Allora Giuseppe, di nuovo, pianse quando gli si parlò così» (Gen 50, 17). Nel suo commento, san Cesario di Arles ha lasciato scritto: «Baciava ognuno di loro e piangeva per tutti, affinché l’effusione delle sue lacrime colmasse le montagne dei timori, e con le lacrime dell’amore lavava l’odio dei fratelli»4.
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