Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Anno nuovo, vecchie abitudini. Eppure basterebbe giocare a dama

Anno nuovo, vecchie abitudini. Eppure basterebbe giocare a dama

di Claudio Mereghetti

settembre 2025

Dalla metà di settembre, con piccole differenze tra regione e regione, si sono riaperte le scuole di ogni ordine e grado. E come ogni anno il Ministro ha annunciato da mesi grandi novità, ma alla prova dei fatti tutto va avanti come prima. E l’unica cosa certa della scuola rimane che prima o poi l’8 giugno arriva e l’anno si chiude. Perché – come canta Lucio Dalla – «L’anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando, è questa la novità». E ciò è vero soprattutto per la scuola: l’unica cosa che può rendere nuovo l’anno scolastico è che gli studenti, i docenti, le famiglie si preparino ciascuno in modo personale e diverso ad affrontarne la monotona ripetitività e a viverne la perpetua liturgia del “potrebbe fare di più”, “ciao Giovanni, come è andata? Bene. Che cosa hai fatto? Niente”.

Proprio per questo mi piacerebbe che chi abita le nostre scuole, chi le vive quotidianamente, rileggesse una canzone che Bilbo e Frodo più volte cantano in Lo Hobbit e ne Il Signore degli Anelli: la “Canzone della Strada”. La canzone ha versioni differenti, ma il senso rimane lo stesso: nella Terra di Mezzo ci sono tante strade e vivere è scegliere quale strada percorrere, sapendo che tutti dovremo raggiungere un luogo a est del sole e a ovest della luna e che nel farlo noi diventiamo gli individui che vogliamo essere.

Nella versione de Lo Hobbit la canzone è questa:

La Via prosegue senza fine

lungi dall’uscio dal quale parte.

Ora la Via è fuggita avanti,

devo inseguirla ad ogni costo

rincorrendola con piedi alati

sin all’incrocio con una più larga

dove si uniscono piste e sentieri.

E poi dove andrò? Nessuno lo sa.

La Via prosegue senza fine

lungi dall’uscio dal quale parte.

Ora la Via è fuggita avanti,

presto, la segua colui che parte!

Cominci pure un nuovo viaggio,

ma io che sono assonnato e stanco

mi recherò all’osteria del villaggio

e dormirò un sonno lungo e franco.

Voltato l’angolo forse si trova

un ignoto portale o una strada nuova;

spesso ho tirato oltre, ma chissà,

finalmente il giorno giungerà,

e sarò condotto dalla fortuna

a est del Sole, ad ovest della Luna.

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