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Alla scuola dei bambini. Colloquio con Renata Maria Rava

Alla scuola dei bambini. Colloquio con Renata Maria Rava

di Caterina Ceriani

maggio 2023

Renata Maria Rava vive e lavora a Milano. Svolge attività di consulenza pedagogica e didattica. È stata coordinatrice didattica della Scuola primaria della Fondazione Sacro Cuore di Milano. Ha promosso e condotto la proposta formativa nell’Associazione “Il Rischio educativo” per il livello della scuola elementare attraverso attività di ricerca e di aggiornamento per docenti e coordinatori. È autrice e curatrice di testi di scolastica per le cinque classi della scuola primaria e di sussidi e testi per l’insegnamento della religione cattolica. Ha collaborato con alcune riviste per bambini e ha curato la realizzazione di dispense e materiale didattico fra cui, di recente pubblicazione, Diario di bordo per i compiti delle vacanze. Da mamma e nonna si diletta nella stesura di brevi racconti per bambini e adulti.
  • Quando ha incominciato a scrivere libri per bambini? Più che a scrivere ho cominciato a raccogliere testi per i bambini; infatti, quello che accadeva nella scuola, fra noi docenti, era raccogliere delle letture che potessero essere adeguate, cioè adatte come struttura linguistica e conoscitiva, ai bambini e che potessero rappresentare un incontro con la realtà nella sua varietà, vastità e profondità: testi che potessero contribuire alla crescita della loro persona. Il primo lavoro editoriale che ho curato sono state le raccolte antologiche che poi si sono sviluppate in veri e propri percorsi disciplinari. I manuali scolastici nascono da questo desiderio: offrire ai bambini belle esperienze attraverso i testi di letteratura. Poi ho cominciato a scrivere di mio per una circostanza molto particolare. È stato il momento in cui mia figlia ha fatto la professione religiosa di vita consacrata. Lei mi stupiva per dei desideri che apparentemente erano molto semplici, ma che rivelavano una grande profondità, e allora ho scritto la mia prima storia dal titolo Desiderio di Natale, dedicata a mia figlia e che racconta un suo desiderio, espresso da bambina nella letterina di Natale, di ricevere come regalo delle bolle di sapone. Poi ho scritto storie rivolte agli adulti in una forma narrativa semplice, come avrei fatto raccontando ai bambini, come per esempio Io passo di lì o l’ultimo libro Il volto amico e racconti per bambini che parlano ai grandi, come Preghiere in compagnia o I sogni di Giuseppe. Don Pisoni, infatti, scrive nell’introduzione a quest’ultimo libro che è «per gli adulti che ancora domandano di tornare bambini». Ecco, in questo senso i bambini mi sono stati maestri.
  • Data la sua pluriennale esperienza come insegnante e direttrice di istituto, che cos’ha imparato dai bambini? Una piccola cosa l’ho già detta. Mi hanno accompagnato tantissimo nella mia vita: vorrei imitare la loro curiosità come apertura e come ricerca, il loro uso dell’intelligenza e della ragione. Non solo questa apertura cognitiva, capacità di conoscere e di essere interessati a quello che via via si presenta, ma anche in quella intelligenza che Papa Francesco definisce «fiuto dei giovani», cioè quell’attitudine di riconoscere e aderire facilmente nel momento in cui si avverte il buono e il vero. Amo molto anche la loro vivacità perché è una nota di positività, cioè è un’opzione positiva sulla vita. Questo mi ha guidato e mi ha reso più capace di affrontare le situazioni con gusto e con interesse (e, appunto, con vivacità.) Mi piace anche come siano sempre capaci di ripartire, anche se tendono sempre a giustificarsi… I bambini sono abituati a fare i conti con l’errore, non si offendono per le correzioni, anzi le desiderano. Naturalmente mi riferisco ai bambini in generale.
Legami e linguaggio
  • Come ha messo in pratica nella vita e nella scrittura ciò che ha appreso da loro? Penso che un po’ mi abbiano forgiato rispetto a quello che sono perché, da quando ho iniziato a insegnare, giovanissima, a oggi ho proprio vissuto tanto tempo in questa relazione. In particolare, oltre alle cose che ho già detto, mi sembra che abbiano inciso proprio su questo aspetto che caratterizza il mio ultimo periodo lavorativo, cioè quello di realizzare degli strumenti che possano accompagnarli con una proposta. Poi mi hanno dato molti spunti e suggerimenti nel lavoro come scrittrice, ma mi vergogno a usare questo termine, perché quando penso a un evento, quando mi si affaccia l’idea di una storia… di fatto, nella modalità, mi rivolgo a dei bambini. Anche se le cose che desidero comunicare non riguardano solo i bambini, ma anche gli adulti. Romano Guardini scrive che «un bambino non è meno uomo di un adulto». E proprio questo mi dà una direzione nel lavoro.
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