Atterrando in un aeroporto della Georgia, il primo impatto è una grande distesa di blu. Le bandiere dell’Unione Europea, alternate al bianco-rosso nazionale, pendono dai soffitti, accogliendo i visitatori in un caloroso abbraccio di colori.”. Il biglietto da visita del paese è una manifesta dichiarazione di intenti, il segno di un’appartenenza sentita – difficile dire da quanti davvero – in Georgia, ma pressoché del tutto ignorata nei paesi della vecchia Europa. Attraversando in lungo e in largo l’antico Stato, le cose non cambiano. Il blu ravvivato dalle stelle dorate colora le strade della capitale, di città importanti e di piccoli centri. Colori e suoni, però, non coincidono nella Georgia di oggi.
Le radici di un paese a metà
La musicalità imperiosa e seducente della lingua russa avvolge ancora l’intero paese, in netto contrasto con il blu dei numerosi drappi. Chi affronta un viaggio in Georgia deve sapere che quasi non troverà traccia di inglese. La lingua franca per comunicare con taxisti, camerieri e gestori di strutture è il russo, ancora largamente conosciuto, specialmente tra i meno giovani. Certo, si leggono molti menù in inglese e in grandi alberghi si potrà utilizzare l’inglese con facilità, ma per immergersi nel cuore del paese l’inglese non è la chiave giusta per aprire le porte alla comprensione di una realtà complessa e affascinante.
Da questa divergenza tra colori e suoni, si può partire alla scoperta di un paese dalle antiche tradizioni, da sempre sospeso tra Occidente e Oriente e talvolta ancora al centro del confronto tra il blocco occidentale e la Russia. La posizione geografica unica del paese ha contribuito in misura significativa a determinare il suo destino storico. La regione del Caucaso è un crocevia naturale fra mondi, un ponte che in tanti hanno voluto attraversare e che tanti hanno voluto o provato a conquistare.
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