Africa e Asia, un esercizio di alterità
aprile 2024 · Quaderno: La persona al centro. Per un nuovo umanesimo
Non esiste cultura nel tempo e nella storia che non abbia esercitato la razionalità per interpretare e comprendere l’Umano. Da ciò scaturisce l’esigenza di esaminare i modi di concepire la persona nelle diverse culture. Claudia Caneva si confronta dialogicamente con le tradizioni culturali africane, indiane e cinesi per individuare convergenze sulla dimensione dell’essere persona con la filosofia occidentale, greca e cristiana. Nel dialogo con un pensiero espresso in un’altra lingua è necessario un “esercizio di alterità”, la disposizione reciproca di un procedere metodologico comune e comprensibile da entrambe le parti. Per approfondire i temi qui esposti rinviamo al suo saggio I diversi modi di dire persona (Mimesis, Milano 2023, pp. 158, euro 14) (foto di copertina in basso).
Ho cercato la mia anima e non l’ho trovata. Ho cercato Dio e non l’ho trovato. Ho cercato mio fratello e li ho trovati tutti e tre1.
Nel 2015, parlando con alcuni colleghi di filosofia, mi soffermai, quasi per gioco, sull’etimologia del termine “verità” in diverse lingue: greca, ebraica, latina, russa, swahili, igbo e yoruba animata dal desiderio, ma anche dalla necessità, di confrontarmi, attraverso la ricchezza semantica dei linguaggi, con i diversi contesti culturali.
Mi venne così l’idea di un Lexikon universale2, un dialogo tra le differenze linguistiche in una prospettiva di pluralismo, che non voleva però cedere né al relativismo, che nega il valore delle singole culture, né a forme di fondamentalismo che assolutizzano la propria3.
Attraverso la scelta e l’analisi di termini di grande rilevanza per tutto il pensiero umano (arte, anima, bello, bene, conoscenza, corpo, creazione, Dio, dolore, educazione, libertà, morte, potere, ragione, verità…) è stato possibile dialogare tra diverse prospettive speculative, africana, europea e indiana, conquistando, con non poca fatica, uno spazio di condivisione e di apertura empatica, il cui fondamento poggia sulla consapevolezza di una condizione esistenziale: «essere in un mondo comune», come diceva Edith Stein.
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