Due libri sono certamente da segnalare, tra i notevoli dell’ultimissima ondata. Quello di Eraldo Affinati, Il Vangelo degli angeli (HarperCollins, Milano 2021, pp. 502, euro 19,50) e quello di Domenico Starnone, Vita mortale e immortale della bambina di Milano (Einaudi, Torino 2021, pp. 146, euro 16,50).
Diversi per dimensione – Starnone firma un agile librino, Affinati tocca di volata le cinquecento pagine –, i due lavori sembrano assimilabili per un uguale mandato educativo, per l’ambizione che si prefiggono di non lasciare il lettore, una volta chiuso il libro, con le stesse certezze di prima.
Entrambi sembrano parlare, concediamocelo una volta, al cuore del lettore.
Starnone svolgendo una confidenza che, dalla tarda età, suscita i ricordi di un’infanzia lontana a Napoli, gioiosamente assediata da fantasmi domestici e sogni infantili, ma poi venata di rimpianto per la maturità laboriosamente raggiunta.
Affinati, con una totale ripresa di temi presenti nei Vangeli di Luca e Giovanni e negli Atti degli Apostoli, punta a offrire una lettura di sapore forte, da credente di oggi e quasi testimone dei fatti di allora: una messinscena esemplare, capace di scalfire l’indifferenza e turbare ogni senso di fede appassito.
Starnone: l’oro dell’infanzia
Starnone è nato a Napoli nel 1943. Nel 2001, vinse il Premio Strega con Via Gemito, a cui hanno fatto seguito, sempre da Einaudi, Spavento, Autobiografia erotica di Aristide Gambìa, Il salto con le aste, Lacci, Scherzetto, Le false resurrezioni e Confidenza. Da alcune di queste opere sono stati ricavati film di successo a firma di Daniele Luchetti, Riccardo Milani, Gabriele Salvatores. Sulla scena letteraria attuale Starnone è comunemente stimato come uno dei valori sicuri, un punto di riferimento.
Tra l’altro, il suo nome venne indicato, tempo fa, da un team di ricercatori dell’Università di Padova come quello del possibile autore (forse insieme alla moglie Anita Raya, traduttrice dal tedesco) della fortunatissima serie di romanzi prodotti dalla «grande sconosciuta» Elena Ferrante. Ma la presunta scoperta declinò presto senza clamori.
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