Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
A spasso con la bora
Lettera da · SocietàSc 771

A spasso con la bora

di Giorgio Fozzati

maggio 2025

Trieste e il suo patrimonio

L’atterraggio a Trieste non è a Trieste, ma ai Ronchi dei Legionari, toponimo che induce la fantasia a correre nella storia fin dall’inizio del viaggio. Perché tanto per cominciare Ronchi è in dialetto bisiacco (dialetto veneto derivato dal friulano e dallo sloveno), Ronke in sloveno, Roncjis in friulano. Prima si chiamava Ronchi di Monfalcone.

Il ronco è una tipologia di insediamento rurale propria dell’ambito padano-alpino, costituita da un terreno sottratto al bosco e coltivato a vigna e piante da frutto. Poi di ronchi se ne trovano un po’ in tutta la nostra Italia, soprattutto al nord. Inizia a chiamarsi Ronchi dei Legionari nel settembre del 1919, quando Gabriele d’Annunzio fece insieme ai suoi legionari l’impresa di Fiume. Comunque, l’aeroporto, piccolo ma funzionale, è intestato a Trieste, che come vedremo se lo merita proprio. Una curiosità: la prima denominazione fu “Trieste No-Borders Airport Pietro Savorgnan di Brazzà”, un’intitolazione dai molti compromessi, compreso il nome dell’esploratore di nobili origini friulane. Adesso è “Trieste airport”, e digeriamo l’inglesismo che dilaga anche a est.

I luoghi della cultura

Trieste è lontana, geograficamente, storicamente e socialmente. È nel fuoco estremo dell’ellisse, è a est ma guarda a ovest, unica città sull’adriatico che si gode i tramonti sul mare. E che mare, che cielo quando è spazzato dalla bora che pulisce dalle nuvole ma non increspa il mare.

Giancarlo, avvocato triestino, ci conosciamo da tanti anni, mi porta a spasso per la città in compagnia di una bora leggera, chissà come deve essere quella originale. In via San Nicolò mi attrae la vetrina di una libreria, e Giancarlo mi sussurra che è quella di Umberto Saba, uno sguardo ed entriamo nella libreria dove il poeta ha lavorato per trentacinque anni. È da poco stata riaperta grazie al restauro dal pavimento al soffitto, Massimo Battista ha fatto un gran lavoro e adesso è qui che parla a un bel gruppo di studenti, spiega il senso della biblioteca, la presenza di Saba, i cataloghi minuziosi compilati dal poeta.

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