Una spigola al forno toglie i dissapori di torno; se i commensali sono spigolosi, però, l’ottimo pesce della famiglia Dicentrarchus Labrax non è risolutivo. Beppe Grillo e Giuseppe Conte al pranzo di riappacificazione, in sostanza, hanno confermato l’anomala diarchia in cime ai Cinquestelle. Lo sguardo è arrivato fino al 2050, ma non è affatto sicuro il cammino nel prossimo biennio (coda coronavirus, elezioni amministrative, Quirinale, giustizia e altre riforme sotto il controllo Ue, rinnovo di Camera e Senato). Comunque, non si cancella con acqua e sapone statutario il giudizio negativo del non-più-comico sull’ex premier, privo di «visione politica» e «capacità manageriali». Forse la debolezza grillina, nonostante il difficile rapporto di Conte con Mario Draghi e un’ala Pd, avrà l’effetto di rinvigorire il governo. Forse.
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Domani, al termine del telegiornale notturno, scadranno irrevocabilmente i seguenti aggettivi: imprevedibile, divisivo, confusionale, inattivo. Rigoroso sarà accessibile soltanto a Gigio Donnarumma, portiere azzurro. Mobilitazione globale per impedire la diffusione del neologismo «qualunquogeno», pur interessante. Espressioni sconsigliate: «collaborazione competitiva», «punto di caduta», «scogliere la riserva», in uso quotidiano per imbrogliare le carte nei notiziari. Decretata anche la severa vigilanza sul «muro contro muro»: troppe le fattispecie, dal muro dell’indifferenza al muro dell’incomprensione. Sotto microscopio il silenzio-assenso: basta poco per scivolare nel tossico assenzio.
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