Risposami!Crisi & rinascita della coppia

Ceriotti Migliarese Mariolina

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Dello stesso Autore

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Ceriotti Migliarese Mariolina

Risposami!Crisi & rinascita della coppia

15,00
Codice:ART831
ISBN:9788881559251
Anno:2020
Pagine:184

Risposami!

La coppia è un corpo vivo: è il luogo di un rapporto speciale, nel quale due identità differenti sperimentano la gioia di una profonda intimità pur rimanendo separate. Essere sé stessi e insieme essere «noi» richiede flessibilità e capacità di adattamento; il rischio è che la relazione cessi di rispondere ai bisogni vitali dell’uno o dell’altra, fino ad arrivare a situazioni anche gravi di incomprensione e stanchezza.
Una crisi importante segna sempre la fine del modo che la coppia ha di stare in relazione; per trovare la strada di una nuova pienezza è allora necessario decidere di rifondare il rapporto su basi nuove. Bisogna imparare a pensare nei termini di un «secondo matrimonio»: un patto rinnovato con la stessa persona, alla quale regalare di nuovo amore e fiducia; dobbiamo cercare di comprendere in modo diverso la nostra storia, senza accontentarci di ciò che già crediamo di sapere. Arriveremo così a capire che cosa unisce in modo così esclusivo proprio noi, anche con i limiti e i difetti che ci fanno soffrire. L’esito di un vero «secondo matrimonio» con la stessa persona è un rapporto non solo più solido, ma anche rinnovato: un rapporto che si pone all’insegna di una vera, definitiva alleanza.

INTRODUZIONE

Mi sembra non ci sia un modo migliore per iniziare questo libro che condividere le parole di Romano Guardini sulla creatività dell’amore. Ciò che dà all’amore la possibilità di durare nel tempo e di essere fonte di felicità è proprio la sua capacità di essere creativo: di «creare e ricreare il mondo» come diceva lo psicoanalista D. Winnicott. Eppure, l’amore è fragile e pochi ne conoscono il segreto.

Sono passati sette anni dall’uscita del mio libro La coppia imperfetta e da allora ho continuato a ricevere richieste di aiuto da coppie in difficoltà e ad accompagnarle nella comprensione delle loro situazioni di crisi. Abbiamo continuato a cercare strade insieme, alternando momenti di speranza e momenti di scoraggiamento, successi e insuccessi. Ho imparato molto da loro e con loro, e poco alla volta ho messo a fuoco i pensieri che ora desidero condividere: attraverso le loro storie ho capito infatti che le crisi importanti, quelle che mettono in dubbio la stessa prosecuzione della vita di coppia, sono quasi sempre conseguenza della difficoltà protratta nel comprendere e affrontare le criticità fisiologiche che fanno parte di ogni relazione.

Se il libro precedente si rivolgeva soprattutto a coppie all’inizio del loro percorso, questo è un libro pensato per chi, a cammino iniziato, desidera riflettere su ciò che sta vivendo: per chi è alle prese con difficoltà che non prevedeva, per chi si domanda se ha fatto la scelta giusta, ma anche per chi vuole approfondire la sua relazione e vivere con maggiore consapevolezza il proprio matrimonio, con le sue luci e le sue ombre.
Le coppie di oggi vivono una contraddizione sempre più profonda tra le loro legittime aspettative di felicità, i loro buoni progetti di vita e le concrete difficoltà che incontrano per realizzarli; iniziamo tutti a dubitare che sia davvero umanamente possibile stare insieme per tutta la vita, senza che tutto si riduca nel migliore dei casi a una reciproca e rassegnata sopportazione.

La crisi cui il matrimonio è andato incontro in modo così profondo rappresenta una condizione nuova e difficile, ma, come tutte le crisi, non è di per sé necessariamente solo negativa: non è mai buona norma rimpiangere il passato, un passato che in questo caso conteneva in sé anche molte ombre. A ben vedere abbiamo davanti al contrario una splendida opportunità, che è quella di poter leggere in modo più consapevole il vero significato di questo rapporto così speciale e di capire finalmente la promessa di felicità che contiene.

La novità della situazione richiede però nuove competenze e nuove sensibilità, che non possono essere date per scontate e che non si improvvisano. Purtroppo, se da un lato la richiesta della maturità affettiva necessaria per vivere bene il matrimonio è diventata più alta, dall’altro le famiglie e il contesto sociale fanno sempre più fatica ad accompagnare i propri figli verso questa maturità. Ecco dunque moltiplicarsi le coppie innamorate ma fragili, poco preparate alla sfida che le attende. Mi sembra dunque importante mettere a fuoco cosa rende il matrimonio una relazione così specifica, ricca e insieme complessa.

Per parlare del matrimonio nelle sue diverse sfaccettature ho deciso di farmi accompagnare dal racconto di alcune delle coppie che ho conosciuto e seguito in un percorso di aiuto; le loro sono storie di crisi importanti: situazioni giunte a un punto di difficoltà particolare, per il quale era necessario chiedere anche un supporto esterno. Attraverso la loro esperienza possiamo però scoprire dinamiche che in realtà sono comuni a tutte le coppie con i loro inevitabili momenti di incomprensione, e mettere in luce il fatto che tra crisi «fisiologiche» e crisi «patologiche» non c’è una vera discontinuità: le situazioni più gravi nascono quasi sempre dal non aver compreso come far fronte alle piccole criticità quotidiane e dall’aver sottovalutato il fatto che è necessario avere una cura consapevole del rapporto, che va rimodulato con intelligenza più volte nel corso della vita. Proprio per la sua particolarità, esistono infatti nel matrimonio (in ogni matrimonio) situazioni critiche che non sono necessariamente patologiche, ma che richiedono la capacità di trovare i giusti adattamenti perché la relazione si mantenga sempre solida e vitale.
La vita porta ciascuno di noi a evolvere continuamente, ma questo contrasta con la tendenza naturale della coppia a mantenere costanti gli equilibri iniziali e dunque a opporsi al cambiamento con uno stato inconsapevole di inerzia. Diventa dunque molto importante che marito e moglie imparino a leggere in tempo i segnali di malessere dell’uno o dell’altra e a confrontarsi su di essi con piena libertà alla ricerca di equilibri nuovi.

Spesso, invece, con l’intenzione di salvaguardare il rapporto e di tenerlo in equilibrio, si preferisce rimandare, aspettare, minimizzare. Ma come tutto ciò che è vivo, anche il rapporto di coppia non può sopportare senza conseguenze di essere irrigidito e compresso in schemi precostituiti e in assenza di un progressivo adattamento reciproco perde la capacità di rispondere in modo soddisfacente al bisogno vitale di sviluppo dell’uno e/o dell’altra.

Ogni coppia ha una propria identità: è come un corpo vivo che deve crescere e trasformarsi, e che ha bisogno per questo di grande flessibilità e fantasia. Per vivere bene insieme dobbiamo imparare a leggere le dinamiche in gioco, senza accontentarci solo di ciò che già crediamo di sapere. Se non siamo aperti al cambiamento, il rapporto coniugale tende infatti a perdere la vitalità e la creatività iniziali, e a diventare asfittico e insoddisfacente, fino a dare talvolta origine a problemi più gravi che fanno scoppiare la situazione; proprio quello che è successo alle coppie che presento. Le loro storie ci aiutano però anche a vedere che, quando lo si vuole davvero, niente è davvero perduto: ricominciare si può, e si può sempre, anche davanti a crisi che possono a prima vista apparire definitive.

Una crisi importante, anche quando non porta alla separazione, segna in qualche modo sempre la fine della relazione, o più precisamente la fine di un certo modo di quella coppia di stare in relazione; perché il rapporto possa riprendere a vivere con pienezza è allora necessario un lavoro specifico di decodifica e ricostruzione, che può iniziare solo dalla decisione consapevole di rifondare, su basi nuove, la relazione stessa.
Ecco allora la necessità di pensare nei termini di un secondo matrimonio: un patto rinnovato con la stessa persona, alla quale regalare di nuovo amore e fiducia, all’interno di una comprensione più profonda di ciò che unisce in modo così esclusivo proprio quelle due persone che si sono originariamente scelte.

A ben vedere, si tratta di un percorso che tutte le coppie dovrebbero fare, senza che sia necessario passare attraverso la dolorosa esperienza di una crisi grave: la persona scelta una prima volta dovrebbe sempre venire scelta di nuovo, con maggiore consapevolezza, almeno una seconda volta.

L’esito di un vero secondo matrimonio con la stessa persona è quello di un rapporto non solo più solido, ma anche rinnovato: un rapporto che si pone all’insegna di una vera, definitiva alleanza, capace di dare alla vita insieme una pienezza nuova.

Capitolo I
Il matrimonio come legame specifico

In una delle scene cruciali del film Shall we dance con Richard Gere e Susan Sarandon si svolge un interessante scambio di battute tra la protagonista e il detective privato che lei stessa ha assunto per capire se il marito la tradisce.
La moglie chiede al detective: «Qual è secondo lei la ragione per cui ci si sposa?».

L’uomo risponde: «La passione!». «No», risponde lei. Lui aggiunge: «È interessante, perché io avrei detto che lei è una romantica. Allora qual è?».
E la donna risponde: «Perché ci serve un testimone della nostra vita... Ci sono miliardi di persone sul pianeta. Insomma, quanto può valere ogni singola vita? Ma in un matrimonio, la promessa è di prendersi cura di tutto... sia delle cose buone, sia di quelle terribili, o frivole. Di tutto, sempre, ogni giorno. Chi promette dice: “La tua vita non scorrerà inosservata, perché io l’avrò osservata; la tua vita non sarà priva di testimoni, perché io sarò il tuo testimone...”».

Dunque, nel matrimonio la passione non c’entra? Non c’entra il sentimento?Forse, più semplicemente, passione e sentimento non sono sufficienti da soli a giustificare un rapporto complesso come il matrimonio.

Il matrimonio è davvero una storia nella quale ciascuno dei due è l’unico, vero testimone della vita dell’altro: conosce l’altro come nessuno, anche nelle pieghe segrete dell’essere, lo conosce e lo vede anche nei momenti in cui lui stesso non si vede. Nel matrimonio vediamo l’altro in azione ogni giorno, in ogni tipo di situazione, nel rapporto con sé stesso oltre che con il mondo; possiamo osservarlo «di spalle», conoscere lati dei quali lui stesso non ha consapevolezza. Lo vediamo invecchiare, lo vediamo soffrire, lo vediamo essere allegro e triste, sfiduciato o fiducioso. Lo ammiriamo, lo detestiamo, lo amiamo, lo rifiutiamo. Quello che è certo però è che, se il rapporto è un rapporto vero, il tempo lo renderà sempre più prezioso e importante, malgrado ogni difficoltà.

Ma perché questo accada, il matrimonio va ridefinito per quello che è: un rapporto pensato per durare nel tempo, e non un rapporto a termine. Proprio questa caratteristica ne fa sul piano affettivo e psicologico un legame altamente specifico, molto diverso dagli altri rapporti, anche intensi e significativi, che non hanno come presupposto condiviso l’impegno reciproco alla continuità e alla durata.

Per chi è credente, il matrimonio dà a questo aspetto un’evidenza ancora maggiore, perché si fonda in modo esplicito sulla promessa liberamente scambiata di un legame «per sempre»: anche se ogni amore umano contiene in sé l’aspirazione all’eterno, il cristiano crede che il sacramento sia in grado di agire rendendolo indissolubile. L’indissolubilità è in questo senso un evento: attraverso l’intenzione sincera e la promessa di amore tra un uomo e una donna limitati e fragili, il sacramento dà origine a un inedito corpo nuovo e indivisibile, nel quale la vocazione personale di ciascuno potrà trovare la strada migliore per giungere a compimento.
Ma anche per chi non si riconosce come credente, la durata del matrimonio rappresenta l’obiettivo verso il quale puntare: solo quando l’orizzonte è davvero quello del «per sempre», infatti, il rapporto tra l’uomo e la donna acquista il sapore speciale delle grandi avventure, di quelle che impegnano la fantasia e il coraggio, e che ci obbligano a confrontarci continuamente con noi stessi. Il matrimonio «per sempre» è la sfida relazionale più alta, perché mette in gioco tutto l’ampio spettro delle nostre emozioni e delle nostre capacità: ci mette indifesi uno davanti all’altra senza possibilità di barare.

La posta in gioco è quel moltiplicarsi generoso e imprevedibile della vita che possiamo riconoscere come il frutto di quelle storie che solo la morte ha interrotto.

La specificità psicologica del matrimonio come rapporto che ha il progetto di durare nel tempo rappresenta un elemento costante e «invariante» del matrimonio stesso, indipendentemente dal contesto; da questa caratteristica dipendono alcune delle difficoltà che si incontrano nel rapporto e che dunque vanno considerate fisiologiche. A queste si sommano oggi delle difficoltà nuove, che sono legate invece alla situazione socioculturale attuale, così ostile all’idea stessa del matrimonio inteso come legame stabile.

Oggi la coppia non vive più nel binario di regole «forti» e socialmente condivise e niente può essere dato per scontato: non la differenza tra maschile e femminile, non l’attribuzione di compiti e ruoli, non la progettualità generativa.

Ci sono inoltre alcuni «modi di sentire» ampiamente diffusi che condizionano in modo spesso inconsapevole la nostra posizione nei confronti dei progetti affettivi. Tra questi c’è per esempio il modo di pensare l’amore, con una lettura molto idealizzata che mette l’accento sulla componente emotiva a scapito di pensieri progettuali realistici; c’è inoltre la convinzione diffusa che la salute di un rapporto sia testimoniata dall’assenza di conflitti, piuttosto che dalla capacità di mantenere una conflittualità sana, controllata e costruttiva, necessaria al confronto.
C’è poi l’idea che il rapporto di coppia debba rappresentare la risposta ai bisogni personali di felicità di ciascuno: quando il rapporto diventa faticoso o delude le aspettative, la conseguenza è dunque quella di interromperlo per cercare in nuove relazioni ciò che è necessario per farci stare bene.
Il concetto di felicità viene fatto coincidere da un lato (nei rapporti affettivi) con quello di benessere soggettivo, e dall’altro (nell’àmbito lavorativo) con quello di «autorealizzazione», intesa come successo e visibilità personali: in entrambi i campi siamo dunque esposti continuamente al confronto impari tra le nostre elevate aspettative e ciò che la vita è concretamente in grado di regalarci.

Il progetto di far durare il legame d’amore «per sempre» implica come conseguenza altrettanto specifica la necessità di sviluppare alcune competenze che non possiamo dare per scontate: si tratta delle competenze necessarie per fronteggiare le situazioni di crisi che si presenteranno, senza per questo distruggere la relazione stessa. Questo richiede all’uomo e alla donna di accogliere l’idea del matrimonio come un lungo cammino, che contiene la sfida di una continua crescita personale e di coppia. Perché il rapporto possa portare felicità saranno necessari numerosi momenti di rinegoziazione e numerosi cambiamenti personali, perché la decisione iniziale non è che il primo atto di una lunga e interessante avventura.

Il rapporto di coppia ha una natura dinamica; chi lo ha studiato in modo approfondito osserva che nel matrimonio si alternano fin dall’origine delle fasi specifiche, che sono state chiamate fasi di idealizzazione, delusione, ristrutturazione. Le loro caratteristiche e il loro susseguirsi sono particolarmente evidenti nel primo periodo della storia di una coppia, ma ciascuna di queste fasi, pur con alcune differenze, si ripresenta più volte nel tempo durante tutto il suo ciclo di vita.

Leggere il matrimonio come un processo dinamico è molto importante: il rapporto di coppia infatti non può essere pensato come qualcosa di stabile e definito una volta per tutte, perché il mutare delle condizioni di vita nel tempo e l’evoluzione personale di ciascuno rendono necessari continui adattamenti reciproci. La sfida di fondo è quella di trovare un giusto equilibrio tra continuità e cambiamento: continuità che permette di trovare e mantenere la fisionomia e l’identità di quel rapporto, cambiamento che permette l’evoluzione vitale sana di ciascuno nel rispetto dell’altro.

Proprio per questo motivo, la comparsa di momenti critici non può essere considerata un fatto eccezionale e non indica necessariamente una disfunzione o una patologia della coppia stessa; ogni crisi ha invece la funzione di segnalare che è necessario qualche cambiamento e che bisogna essere capaci di mettere in discussione il legame, per riorganizzarlo su equilibri nuovi e introdurre i mutamenti che servono perché il rapporto si mantenga al tempo stesso stabile e vitale.
La salute psichica della coppia richiede la capacità di mantenere un legame sufficientemente flessibile, che permetta a ciascuno di rimanere pienamente sé stesso pur all’interno di un rapporto di grande intimità. Questo significa che in un rapporto sano ciascuno dei due coniugi deve poter sviluppare nel modo migliore la propria personalità, con le sue caratteristiche, i suoi doni, la sua vocazione personale, senza nello stesso tempo perdere di vista il contatto e lo scambio con l’altro. Si tratta di mantenere in una relazione vitale la parte più profonda e personale di quell’uomo e di quella donna, ciascuno dei quali è a sua volta sempre alla ricerca di un equilibrio tra continuità e cambiamento. Una sfida davvero non facile.

Anche se a prima vista tutto questo può suonare piuttosto teorico, in realtà riguarda l’infinita varietà delle piccole/grandi decisioni pratiche della vita quotidiana: la distribuzione dei compiti (chi cucina? chi pulisce? chi fa la spesa?); la definizione dei ritmi vitali, tra lavoro e famiglia (quale spazio dare alla famiglia e alla professione?); la gestione economica (quale conto corrente? dove mettiamo lo stipendio? come decidiamo le spese? mio/tuo/nostro?): sono solo alcuni degli esempi più comuni di ciò che va contrattato, definito, condiviso. Si tratta di scelte non solo concrete, ma anche dotate di una forte valenza simbolica: è infatti attraverso queste e molte altre scelte anche piccole e quotidiane che la coppia prende la sua fisionomia e definisce non solo quale spazio e valore riservare ai progetti personali di ciascuno, ma anche come i legittimi progetti personali devono venire a patti in modo equilibrato e soddisfacente con il nuovo e condiviso «progetto-famiglia». Spesso sarà la nascita dei figli a costituire in questo senso un importante snodo decisionale, non senza difficoltà.

È evidente allora che i primi accordi non possono bastare: saranno necessari per tutta la vita continui mutui adattamenti, che passeranno attraverso il confronto/scontro con le situazioni della vita quotidiana; è proprio questo però che può dare vita a quel complesso e stimolante «lavoro psichico» di coppia che consiste nel confrontarsi, scontrarsi, mediare e finalmente accordarsi, tipico di ogni relazione davvero vitale.
Questo «lavoro psichico» tra continuità e cambiamento è ciò che permette alla relazione di modificarsi nel tempo, pur senza perdere mai la propria configurazione specifica di fondo.

Come spero di poter mostrare con chiarezza, le crisi più gravi si verificano proprio quando questo confronto è per motivi diversi insufficiente: la difficoltà protratta e talvolta non riconosciuta nell’affrontare e superare in modo aperto le criticità fisiologiche del legame, comporta una insoddisfazione cronica che può crescere sottotraccia, allontanando tra loro sempre di più l’uomo e la donna fino allo scoppiare della crisi.

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