«Gesù, pensaci tu!». Vita, spiritualità & mistica di don Dolindo Ruotolo

di Riccardo Caniato
19/11/2020
«Gesù, pensaci tu!». Vita, spiritualità & mistica di don Dolindo Ruotolo

La Profezia di Wojtyla e la fine dell’Unione Sovietica

Con mia sincera sorpresa, quando ancora non era stato consegnato in redazione il manoscritto della biografia di don Dolindo Ruotolo, ricevetti la richiesta dei diritti editoriali per il suo Paese da parte di un sacerdote polacco, don Robert Skrzy­pczak. Nel leggere, in seguito, le bozze ho potuto comprendere le ragioni della fama di cui il sacerdote, mistico napoletano (1882-1970), oggi servo di Dio in attesa degli esiti della Causa di canonizzazione, gode in Polonia. Esiste, infatti, un documento firmato il 2 luglio 1965, in cui si dà presagio, rispettivamente con 13 e 24 anni di anticipo, del­l’elezione al soglio petrino di Karol Wojtyla e della caduta del Muro di Berlino, che nei fatti segnerà la fine del comunismo di stampo sovietico. Si tratta di una immaginetta che nel suo fronte mostra «Maria Regina Gloriosissima» indirizzata a un diplomatico polacco, il conte Vitold Laskowski, in cui don Dolindo trascrive di suo pugno nel retro una locuzione interna che egli attribuisce proprio alla Vergine:

«Maria all’anima. Il mondo va verso la rovina, ma la Polonia, come ai tempi di [Giovanni, ndr] Sobieski, per la devozione, sarà oggi come i 20 mila che salvarono l’Europa e il mondo dalla tirannia turca [sotto le mura di Vienna nel 1683, ndr]. Ora la Polonia libererà il mondo dalla più tremenda tirannia comunista. Sorge un nuovo Giovanni, che con marcia eroica spezzerà le catene, oltre i confini imposti dalla tirannide comunista. Ricordalo. Benedico la Polonia. Ti benedico».

Questo prezioso documento fu in seguito donato da Laskowski al vescovo cecoslovacco Pavel Hnilica. E il fatto è curioso perché proprio questo presule, profugo negli anni della dittatura comunista nel suo Paese, amico intimo di Papa Wojtyla, il 24 marzo 1984, a Mosca, mimetizzato fra i turisti davanti alla cattedrale di San Basilio nella Piazza Rossa, consacrò la Russia e il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria mentre il Pontefice faceva lo stesso in Piazza San Pietro, a Roma, in ginocchio davanti alla statua della Madonna di Fatima. Ed è esattamente a questo atto di Consacrazione che, in un’ottica di fede, si fa risalire l’innesco degli eventi che portarono al Crollo del Muro nel 1989.

Una biografia nei 50 anni della morte

Alla sua morte, nel 2006, che seguì di un anno quella del santo Papa, Hnlica dispose che l’immagine con le parole profetiche dettate a don Dolindo fosse consegnata alla nipote di quest’ultimo. Cioè alla stessa Grazia Ruotolo che, oggi ultranovantenne, ha voluto condividere oltre a questo episodio l’intero lascito esistenziale e spirituale dello zio con il giornalista e scrittore Luciano Regolo, attuale condirettore dei settimanali Famiglia cristiana e Maria con te. Per questa loro collaborazione è ora disponibile «Gesù, pensaci tu». Vita, opere, scritti ed eredità spirituale di don Dolindo Ruotolo nei ricordi della nipote (Edizioni Ares, Milano 2020, pp. 288, euro 16), una biografia unica e completa destinata a rimanere come punto di riferimento perché fondata sulle testimonianze dirette e sulle fonti anche fotografiche originali custodite in famiglia. La pubblicazione, introdotta da mons. Vittorio Formenti della Basilica papale di Santa Maria Maggiore in Roma, il quale testimonia una grande grazia ricevuta nella sua famiglia per l’intercessione del servo di Dio, cade nei cinquant’anni del suo passaggio al Cielo (19 novembre 2020).

Ascetica, teologia, carismi straordinari

Sacerdote, esorcista, don Dolindo fin da giovane ha intessuto dialoghi con il Cielo, in particolare con il Signore Gesù, la Madonna ma anche l’angelo custode e santa Gemma Galgani. Mistico del nostro tempo, come Natuzza Evolo (1924-2009) o Pierina Gilli (1911-1991), evoca lo stesso profumo di santità di Padre Pio (1887-1968), con cui si incontrò di persona e con cui stabilì un contatto spirituale per quei canali misteriosi che Dio apre e alimenta nella vita spirituale dei suoi figli. Il Santo delle Stimmate guardava a lui con devozione, al punto da definirlo «il santo apostolo di Napoli», e ai pellegrini partenopei in visita a San Giovanni Rotondo era solito ripetere: «Ma che ci venite a fare qui da me, che tenete don Dolindo a casa vostra?». Subito dopo la morte del pietrelcinate, avvenuta il 23 settembre 1968, i confratelli si rivolsero al mistico napoletano per avere un ricordo da pubblicare e a futura memoria delle virtù di Padre Pio. Quando invece fu la volta di don Ruotolo, nell’immediatezza del trapasso, ricevette la visita del padre cappuccino Daniele Natale (1919-1994), di cui pure oggi è in corso la causa di beatificazione: riferì che Padre Pio gli aveva chiesto in sogno di portare la sua benedizione al moribondo.

Dal libro si possono stabilire molteplici e profonde affinità fra questi due polmoni della Chiesa del Novecento che praticamente nacquero e morirono insieme: entrambi nutrivano una predilezione per Gesù Eucaristia e un affetto filiale incomparabile per la Madonna; obbedienti alla Chiesa, seppure non fece mancare loro profonde sofferenze, ne riconobbero sempre sereni l’autorità anche nei tempi del più freddo discernimento. Condivisero, poi, una salute cagionevole e costantemente provata, gli scontri notturni con il demonio, fenomeni mistici come le bilocazioni e un efficace carisma di intercessione per i malati nel corpo e nello spirito.

Questi doni soprannaturali anche per don Dolindo erano il frutto dell’adorazione, della preghiera contemplativa che occupava anche molte ore della notte, delle mortificazioni volontarie mediante le quali il mistico si preparava all’incontro con i fedeli che lo assediavano per ascoltare le sue prediche, confessarsi, chiedere intercessioni e consigli. Teologo e apologeta, scrisse molte opere fra cui spiccano un Commento alla Sacra Scrittura in 33 volumi, ma anche le migliaia di semplici messaggi, aforismi e le devozioni cristiane che gli venivano dettate sempre nella forma delle locuzioni interiori e che trascriveva sulle immaginette che donava a tutti come sostegno nella fede. E questi «pizzini d’amore», sorprendentemente e immancabilmente si dimostravano appropriati alle circostanze particolari delle singole persone che li ricevevano.

L’Atto di Abbandono, dettatogli da Gesù

Don Dolindo chiamava tutti «Angioletto caro», riconoscendo in ciascuno l’impronta del divino, e il suo primo insegnamento era quello di vivere guardando sempre a Gesù, nella certezza che in ogni circostanza, anche la più difficile e dolorosa, se ci affidiamo a Lui, la nostra vita volgerà al bene. È questo il cuore anche del messaggio contenuto in «Gesù, pensaci tu», la sua preghiera più famosa e tradotta in tutto al mondo, l’Atto di Affidamento e Abbandono suggerito a don Dolindo dal Signore che ha ispirato anche il titolo del volume di Grazia Ruotolo e Luciano Regolo. È un testo piuttosto lungo, che però ci piace citare qui anche solo in parte come invito al lettore di ogni successivo approfondimento.

«Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. […] Quante cose io opero quando l’anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi: “Pensaci tu”, chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come voi credete. Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma, che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: “Sia santificato il tuo nome”, cioè sii glorificato in questa mia necessità; “Venga il tuo Regno”, cioè tutto concorra al tuo Regno in noi e nel mondo; “Sia fatta la tua volontà”, ossia pensaci tu. […] Quando vedi che le cose si complicano, di’ con gli occhi dell’anima chiusi: “Gesù, pensaci tu”. […] Pregate sempre con questa disposizione di abbandono, e ne avrete grande pace e grande frutto, anche quando io vi faccio la grazia dell’immolazione di riparazione e di amore che impone la sofferenza. Ti sembra impossibile? Chiudi gli occhi e di’ con tutta l’anima: “Gesù pensaci tu”. Non temere ci penso io. E tu benedirai il mio nome umiliandoti. Mille preghiere non valgono un atto solo di fiducioso abbandono: ricordatelo bene. Non c’è novena più efficace di questa: “O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!”».

Riccardo Caniato 
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