Se la magistratura non «tiene»

L'editoriale di Cesare Cavalleri - Studi Cattolici Ottobre 2021
03/10/2021
Se la magistratura non «tiene»

Dispaccio ANSA del 24 settembre 2021: «La corte d’assise d’appello di Palermo ha assolto al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia gli ex ufficiali del ROS Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno e il senatore Marcello Dell’Utri, accusati di minaccia a Corpo politico dello Stato. In primo grado erano stati tutti condannati a pene severissime. Gli ex ufficiali del ROS Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno sono stati assolti con la formula perché il “fatto non costituisce reato”, mentre Dell’Utri “per non aver commesso il fatto”».

Domanda: «Chi risarcirà i tre ex ufficiali del ROS e il senatore Dell’Utri, del calvario giudiziario iniziato nel 2012 con la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai Pm Nino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene?». Tale richiesta, peraltro, era stata vistata ma non firmata dal procuratore Messineo, una sottigliezza tecnica che forse nasconde una non totale condivisione delle conclusioni cui erano giunti i magistrati titolari del fascicolo. Certo, bisogna attendere le motivazioni della sentenza ed eventuali ricorsi, comunque il dispositivo della sentenza parla chiaro di «assoluzione».

L’allora procuratore aggiunto Antonio Ingroia è un personaggio, diciamo eufemisticamente, alquanto pittoresco. Il 26 luglio 2012 il Consiglio Superiore della Magistratura diede il via libera al collocamento fuori ruolo del Procuratore Ingroia, che smetterà le vesti di Pm per un anno per andare a dirigere in Guatemala un’unità di investigazione per la lotta al narcotraffico, su incarico dell’ONU. Dopo solo due mesi, però, Ingroia decide di lasciare l’incarico in Guatemala per dedicarsi alla politica. Alle elezioni del 2013, egli si presenta come capolista di Rivoluzione civile, lista che alla Camera ottiene il 2,25% (la soglia è del 4%) e l’1,79% al Senato (la soglia è dell’8%), quindi nessun seggio. Successivamente, Rivoluzione civile cambierà nome in Azione civile, ma senza successo politico. Il CSM trasferisce Ingroia ad Aosta, l’unica circoscrizione in cui egli non si era candidato alle elezioni. Appena insediato ad Aosta, Ingroia chiese un mese di ferie e in seguito, non essendosi presentato al posto di lavoro ad Aosta, è decaduto dalla Magistratura. Alle elezioni politiche del 2018, la sua nuova Lista del Popolo per la Costituzione ottiene lo 0,02% alla Camera e lo 0,03% al Senato, con nessun seggio. Attualmente, lo sfortunato ex magistrato fa l’avvocato a Palermo.

L’assoluzione di Dell’Utri e dei tre ex ufficiali del ROS getta una luce retroattiva sulla sentenza resa definitiva dalla Cassazione nel 2014, che ha condannato Dell’Utri a 7 anni di reclusione, dei quali 4 trascorsi in carcere e 1 ai domiciliari. Il processo era stato avviato da Antonio Ingroia. Il trattamento riservato all’ex senatore è stato particolarmente severo: il 7 dicembre 2017 il Tribunale di Sorveglianza di Roma rigettò la richiesta di sospensione della pena presentata dagli avvocati di Dell’Utri per problemi di salute (patologie cardiache e oncologiche): per il procuratore generale il detenuto poteva rimanere in carcere nonostante il parere contrario dei consulenti della procura e l’intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo. Il 3 dicembre 2019 Marcello Dell’Utri è tornato in libertà dopo più di 5 anni.

Ripeto la domanda: «Chi risarcirà i tre ex ufficiali del ROS e il senatore Dell’Utri, del calvario giudiziario iniziato nel 2012?». Fra i miei maestri annovero il professor Giuseppe Maranini, che dal 1949 al 1982 è stato preside della Facoltà di Scienze politiche «Cesare Alfieri» di Firenze; di lui ho seguito un corso di Diritto costituzionale nell’Istituto Luigi Sturzo di Roma, nell’anno accademico 1960-61. Erano i tempi in cui si paventava lo strapotere dei partiti politici: il termine «partitocrazia» fu inventato proprio da Maranini. Ebbene, egli diceva: «È vero, la democrazia è minacciata dall’ingerenza dei partiti, dai poteri economici forti. Ma la Magistratura tiene, e finché la Magistratura tiene possiamo continuare a sperare». Il professor Maranini, che fu anche autorevole editoralista del Corriere, è morto a 67 anni nel 1969. Se fosse ancora qui, che cosa penserebbe e direbbe della tenuta della Magistratura?

Cesare Cavalleri 

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