«La ricreazione è finita»

L'editoriale di Cesare Cavalleri - Studi Cattolici febbraio 2021
02/02/2021
«La ricreazione è finita»

ll tocco scoccato dal presidente Mario Draghi con la campanella ricevuta dal predecessore Giuseppe Conte, secondo il rituale del passaggio dei poteri, ha squillato la fine della ricreazione.

Adesso basta giocare a fare i ministri, adesso basta (speriamo) giocare ai quattro cantoni in Parlamento con deputati e senatori che si spostano sullo scacchiere di maggioranze last minute.

Il governo Draghi è un capolavoro del presidente Sergio Mattarella, il quale ha spiegato agli italiani che non era possibile, al momento, indire le elezioni a causa del Covid e di non procrastinabili impegni internazionali, alla vigilia del semestre bianco del suo finale di mandato. Il presidente ha fatto appello alla responsabilità dei partiti chiamandoli a raccolta per una maggioranza di solidarietà nazionale intorno a una persona di sicuro prestigio come Mario Draghi, con l’esperienza di governatore della Banca d’Italia e di presidente della Banca Centrale Europea. La risposta è stata quasi unanime, con l’eccezione di Fratelli d’Italia per l’insistenza di Giorgia Meloni a perorare le elezioni.

Fine dei giochi. Finalmente si riscopre la decisività della competenza che era mancata ai governi Conte 1 e 2, dilaniati da risse intestine, incapaci di impostare un programma di media e lunga scadenza: basti ricordare che il governo Conte 2, alla fine, è caduto per il paradossale imbarazzo di non saper pianificare in tempi brevi gli investimenti dei cospicui miliardi stanziati dall’Unione Europea. Va dato atto a Matteo Renzi che, con le sue mosse azzardate e forse preterintenzionali, ha fatto cadere un governo manifestamente inadeguato.

La squadra di Draghi è di 23 ministri, 15 uomini e 8 donne; età media, 54 anni; tre ministri su quattro provengono da regioni del Nord (anche questa è una novità); 8 ministri sono tecnici, gli altri 15 sono politici: 3 ministri sono del Pd (Franceschini, Orlando, Guerini), 3 della Lega (Giorgetti, Garavaglia, Stefani), 4 dei 5 Stelle (Di Maio, D’Incà, Dadone, Patuanelli), 3 di Forza Italia (Brunetta, Carfagna, Gelmini), 1 di Italia viva (Bonetti), 1 di Leu (Speranza).

Mario Draghi è ben noto e stimato a livello internazionale, e probabilmente Luigi Di Maio, confermato agli Esteri, non avrà un lavoro particolarmente assorbente.

Certo è paradossale che una personalità come Mario Draghi abbia dovuto intrattenersi in consultazione anche con Beppe Grillo: eppure è stato proprio l’ex comico a convincere i suoi – riluttanti – a dare fiducia al nuovo premier.

Si verifica un deficit di rappresentanza del Parlamento rispetto al Paese: il Movimento 5Stelle ha la maggioranza relativa sia alla Camera sia al Senato, mentre le previsioni elettorali dei sondaggi assegnano la vittoria al Centrodestra. Il Movimento è in subbuglio, non si esclude una scissione, e il simpatico Alessandro Di Battista (Dibba) soffia sul fuoco, peraltro senza che il suo apporto al dibattito politico vada più in là del suo bagaglio di simpatia.

Non bisogna tuttavia dimenticare che i deputati e i senatori 5Stelle sono stati regolarmente e legittimamente eletti: è augurabile che, alle prossime elezioni, i loro elettori, dopo l’esperienza dei governi Conte 1 e 2, abbiano colto la differenza che intercorre tra la protesta (anche comprensibile, ma sguaiata e distruttiva) stando all’opposizione, e le responsabilità che ci si deve assumere quando si sta al governo. Nel fare valutazioni politiche, non si dovrebbe mai dare la colpa agli elettori: ma chi, l’ultima volta, si è lasciato illudere votando 5Stelle ha proprio sbagliato.

Cesare Cavalleri 

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