«Omotransfobia & libertà di opinione»

L'Editoriale di Cesare Cavalleri
02/07/2020
«Omotransfobia & libertà di opinione»

Con tutti i problemi che abbiamo: il Covid prima, durante e dopo (e chissà fin quando); il PIL che si squaglia come un gelato al sole; i barconi di migranti che anelano i nostri porti; l’improrogabile riforma della magistratura; la crisi dei rapporti con l’Europa; l’incertissimo futuro del sistema scolastico, e chi più ne ha più ne metta… ebbene, nonostante queste drammatiche priorità, la Commissione giustizia della Camera ha iniziato a esaminare il progetto di legge contro l’omotransfobia presentato dall’on. Alessandro Zan che prevede «Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale e misure di prevenzione e contrasto della violenza e della di - scriminazione per motivi legati al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere». Il testo unifica altri cinque progetti di legge a loro tempo presentati: uno dello stesso Zan (Pd), gli altri di Laura Boldrini (Pd, guarda chi si rivede!), Ivan Scalfarotto (Italia viva; attivista LGBT, attualmente sottosegretario agli Esteri), Mario Perantoni (5 Stelle), Giusi Bartolozzi (Forza Italia; contro di lei si era scagliato il collega di partito Vittorio Sgarbi, tanto inviperito da essere estromesso dall’Aula, portato a braccia dai commessi).

Qui non entriamo nel merito della proposta Zan, sia per non sottrarre spazio all’analisi di ben altri problemi, sia per non dare pubblicità a un’iniziativa che non lo merita. Facciamo nostro e proponiamo ai lettori il testo del comunicato della Presidenza della Conferenza episcopale italiana, pubblicato il 10 giugno scorso, e qui riprodotto integralmente:

«“Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”, sottolinea Papa Francesco, mettendo fuorigioco ogni tipo di razzismo o di esclusione come pure ogni reazione violenta, destinata a rivelarsi a sua volta autodistruttiva. Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale – costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking... sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini. Al riguardo, un esame obiettivo delle disposizioni a tu- tela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio.
Questa consapevolezza ci porta a guardare con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati contro i reati di omotransfobia: anche per questi àmbiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni. Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte. Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura – significherebbe introdurre un reato di opinione.
Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso. Crediamo fermamente che, oltre ad applicare in maniera oculata le disposizioni già in vigore, si debba innanzitutto promuovere l’impegno educativo nella direzione di una seria prevenzione, che contribuisca a scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona. Su questo non servono polemiche o scomuniche reciproche, ma disponibilità a un confronto autentico e intellettualmente onesto. Nella misura in cui tale dialogo avviene nella libertà, ne trarranno beneficio tanto il rispetto della persona quanto la democraticità del Paese».
La Presidenza della CEI

Questa presa di posizione dei nostri vescovi va presa molto sul serio. Riguarda innanzitutto i parlamentari che devono esprimersi sul disegno di legge Zan, ma anche tutti i cittadini: in gioco non c’è semplicemente un eventuale emendamento legislativo, bensì il tentativo di scardinare l’intera antropologia razionale, confermata dal messaggio cristiano, che finora ha retto la civiltà in cui, nonostante tutto, ci riconosciamo.

Cesare Cavalleri

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