L'indimenticabile 27 marzo 2020

L'Editoriale di Cesare Cavalleri
02/04/2020
L'indimenticabile 27 marzo 2020

Papa Francesco, da solo, senza paramenti, che attraversa piazza San Pietro, sotto la pioggia, per raggiungere il sagrato da cui pronuncerà la sua meditazione nel «Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia», venerdì 27 marzo 2020. «Momento», non «Cerimonia». Un’immagine austera, già entrata nella storia, accanto a quella dei funerali di Giovanni Paolo II, col vento che sfogliava il Vangelo sulla bara di legno chiaro, e l’eco di quel «Santo subito!» zampillato improvvisamente dalla moltitudine commossa. Era l’8 aprile 2005. Storica è una terza immagine, quella della partenza di Benedetto XVI, in elicottero, per Castelgandolfo dopo la rinuncia al pontificato, con padre Georg in lacrime e gli altri collaboratori che cercavano di trattenerle. Era il 28 febbraio 2013.

Papa Francesco, venerdì 27 marzo 2020, ha preso spunto dall’episodio evangelico dei discepoli spaventati sulla barca nella tempesta, mentre Gesù dormiva a poppa: «Maestro, non t’importa che siamo perduti? ». Gesù, dopo aver sedato la tempesta, esclama: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Nella tempesta della pandemia in cui ci troviamo, il Papa commenta: «Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, “ritornate a me con tutto il cuore” (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri». La fede. «L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza », dice il Papa, «non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai».

Papa Francesco, in questi giorni difficili e di lutto, ci esorta teologicamente ad abbracciare la sua Croce: «Abbracciare la sua Croce significa trovare il corag-gio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza». Non dobbiamo avere paura. Cristo, anche quando sembra dormiente, si prende cura di noi. Svegliamolo con la nostra preghiera nutrita di fede. Chiediamogli di assistere e incoraggiare anche tutti coloro che «stanno scrivendo gli avvenimenti decisivi della nostra storia» e che il Papa ringrazia: «Medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: “Che tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità.

Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti». La spoglia liturgia di venerdì 27 marzo, si è conclusa con l’adorazione del Santissimo Sacramento e con la benedizione del Papa: «Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: “Voi non abbiate paura” (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi”» (cfr 1 Pt 5,7). Il Papa non è mai solo. In piazza San Pietro, venerdì 27 marzo, c’era tutta la Chiesa, raccolta liturgicamente intorno al suo pastore, vicario di Cristo e successore di Pietro. Duemila anni di storia sono stati ricapitolati nei gesti semplici del Papa, ormai sigillati nella memoria personale e collettiva come emblemi di speranza per noi e per il mondo che Dio ha affidato alle nostre mani.

Cesare Cavalleri

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