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«Perché a Brescia sì e altrove no?»

L'Editoriale di Cesare Cavalleri
02/01/2020
«Perché a Brescia sì e altrove no?»

Certo, i problemi sono tanti, nessuno di facile soluzione, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Perché non partire dal basso, dalla spazzatura? Sarebbe bello – e pulito – che i cittadini non si limitassero ai lamenti per i cassonetti straripanti, bensì dicessero un «basta!» deciso e definitivo che mettesse spalle al muro i responsabili del mancato svuotamento di tali cassonetti. E sarebbe ancor più bello che tali responsabili dicessero a sé stessi un energico «basta!», prendendo sul serio la decisione di sanare una situazione ogni giorno più insostenibile. Ma c’è di mezzo l’ideologia grillina del declino felice, ostinatamente contraria ad avvalersi delle risorse offerte dalla tecnologia, ideologia messa in pratica dalla giunta comunale di Roma, a guida del sindaco grillino Virginia Raggi.

Ormai dovrebbe essere chiaro che per smaltire i rifiuti il metodo più efficace è l’impiego di termovalorizzatori scientificamente abilitati, ma scrupoli ecologici trattengono la Raggi e altri dal prenderne atto. In Italia ci sono 53 termovalorizzatori, 30 dei quali al Nord e, di quei 30, undici nella sola Lombardia. L’eccellenza spetta al termovalorizzatore di Brescia: in funzione dal 1998, dalla combustione dei rifiuti produce energia elettrica, recupera il calore generato e lo convoglia, attraverso una rete di teleriscaldamento di oltre 670 chilometri, fino alle abitazioni dei singoli utenti. Nel 2006 ha ricevuto l’«Industry Award» del WTERT della Columbia University di New York, che l’ha eletto «il miglior impianto del mondo».

Domanda: perché a Brescia sì e altrove no? Perché si insiste sulle discariche (almeno ce ne fossero di adeguate!) anziché costruire termovalorizzatori che, come quello di Brescia, lasciano residui in larghissima misura inferiori a quanto prescrive la normativa europea? E così abbiamo «la terra dei fuochi» in Campania, regione che non è in grado di smaltire i propri rifiuti, tanto che solo nel 2016 ha esportato 258 mila tonnellate di rifiuti urbani verso le regioni del Nord Italia. Altre 103 mila tonnellate sono state smistate all’estero per un costo medio di ben 200 euro a tonnellata.

Niente termovalorizzatori, discariche insufficienti, e così la spazzatura è sempre in viaggio, non gratuitamente, verso il Nord, o verso la Svezia, la Danimarca e altri Paesi europei. Per non parlare delle infiltrazioni mafiose che hanno trovato un nuovo business proprio nello smaltimento dei rifiuti. «I confronti sono sempre odiosi», diceva Oscar Wilde. «Per questo bisogna farli». Se confrontiamo Brescia con Roma e con Acerra, quanto a civiltà dei rifiuti la conclusione si impone da sé.

Cesare Cavalleri

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