«Con gli stati d'animo non si fa politica»

L'Editoriale di Cesare Cavalleri
02/11/2019
«Con gli stati d'animo non si fa politica»

Oggi cominciamo da una frase di Gramsci, questa: «L’ottimismo non è altro che un modo di difendere la propria pigrizia, la propria irresponsabilità, la volontà di non far nulla». Assistiamo preoccupati alla parabola dei 5Stelle. Arrivati al governo per il «cambiamento», non hanno cambiato praticamente nulla. Paladini della riduzione numerica dei parlamentari per rottamare le «poltrone», il vero «cambiamento» è il loro essere passati dalla Lega di Salvini al PD di Zingaretti (con Renzi a mugugnare per conto proprio). Ma che significa questo «cambiamento» di alleanze? Significa semplicemente attaccamento alla poltrona: l’importante, per Di Maio e i suoi, era restare sprofondati nelle «poltrone» ministeriali pur continuando a non avere un progetto, una strategia di medio e lungo termine, e senza rendersi conto della gravità dei problemi incombenti. Si erano fatti un punto d’onore per il no alla TAV e invece la TAV, per un soprassalto del buon senso altrui, fortunatamente si farà; da subito c’era il nodo intricatissimo dell’ILVA, ma ne hanno preso coscienza solo quando sono stati messi con le spalle al muro dal recesso di ARCELORMITTAL; e adesso che si fa? Si sente parlare di intervento statale, ma il punto è che, chiunque sia il nuovo management, pubblico o privato, il risanamento dell’ILVA non potrà avvenire senza pesanti riduzioni di costi, anche delle maestranze.

Se interverrà lo Stato (e con quali soldi?) per evitare i licenziamenti forse si troverà una forma di «reddito di cittadinanza» per gli esuberi, ma lavoro per tutti non c’è. Se ILVA fosse un acronimo (non lo è, è il nome etrusco dell’isola d’Elba, con le sue miniere di ferro), e la L indicasse LAVORO, l’ILVA diventerebbe IVA con il suo temutissimo aumento, probabilmente inevitabile. E per ALITALIA che si farà? Pubblica o privata, la ristrutturazione della compagnia di bandiera non potrà essere indolore. I cinesi sembrano concupire COMAU (COnsorzio Macchine Utensili), attualmente nel gruppo FCA, e la stessa FCA è sempre più Chrysler e sempre meno FIAT, con probabili ricadute pesanti sugli stabilimenti italiani. Non è con l’ottimismo, esplicito o inconscio che, gramscianamente può mascherare pigrizia, irresponsabilità, volontà di non far nulla, che si possono risolvere i problemi: neppure col pessimismo, certo. Voglio dire che non si può pretendere di governare con gli stati d’animo, positivi o negativi che siano. Occorrono idee, soluzioni, risorse, competenze. Anche il ricorso alle urne non è un toccasana, come l’esperienza recente della Spagna insegna. E ciò vale anche per il corpo elettorale: se si va a votare secondo gli stati d’animo, anziché con la razionalità della partecipazione politica consapevole, sarà sempre più difficile un balzo di civiltà. In ogni caso, la classe dirigente è, immancabilmente, specchio fedele del Paese.

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