The Walking Dead

Ascesa e declino
01/10/2019
The Walking Dead

«The Walking Dead sarà il film di zombie che non finisce mai» aveva dichiarato Robert Kirkman, ideatore della fortunata graphic novel che ha dato origine all’omonima serie cult trasmessa a partire dal 2010 dall’emittente statunitense AMC.
Oggi, dopo quasi 200 albi stampati, nove stagioni realizzate e la decima appena confermata, due spin-off prodotti e uno in produzione, quattro web serie, tre film Tv in arrivo, un talkshow e un numero imprecisato di videogiochi per consolle, smartphone, Pc e chi più ne ha più ne metta, possiamo proprio dire che Kirkman si sia impegnato per mantenere quella promessa. Ci sono stati alti e bassi, molti episodi memorabili, boom di ascolti alternati a qualche insuccesso, ma non si può certo dire che TWD, questa la sigla con cui tra appassionati ci si riferisce alla suddetta epopea zombie, non sia stato un franchise di successo.
Però, forse, sarebbe meglio capire quando arriva il momento di dire basta e, da ex-fan, sono piuttosto convinta che la parola fine si sarebbe dovuta scrivere almeno un paio di anni fa. Ma procediamo con ordine.

Nulla sarà più come prima

Georgia, XXI secolo. Alcuni giorni dopo una sparatoria finita male, il vicesceriffo Rick Grimes (Andrew Lincoln) si risveglia dal coma in una deserta stanza d’ospedale. I fiori sul suo comodino sono ormai secchi, la stanza è in disordine, non ci sono tracce né di sua moglie Lori, né del figlioletto Carl. Un silenzio innaturale pervade l’edificio. Rick si fa coraggio e, nonostante sia ancora intorpidito dalle medicine che gli hanno somministrato fino a poco tempo prima, prova ad alzarsi e a cercare aiuto. I telefoni non vanno, l’elettricità non funziona. Le gambe gli tremano, perde l’equilibrio e la schiena, ancora fasciata, gli fa male, ma lui non si fa intimorire.
Non ci vuole molto a capire che l’ospedale è completamente abbandonato: Rick è solo. O forse no? Qualcuno bussa, anzi sbatte, contro un’iconica porta chiusa da un pesante lucchetto e marchiata dalla scritta Don’t open, dead inside – (non aprite, morti all’interno). Rick non sa esattamente cosa voglia dire, ma di sicuro nulla di buono. Prova ad avvicinarsi, vorrebbe capire meglio, ma il ringhio sordo che proviene al di là dei battenti gli fa cambiare idea. Si precipita fuori, con la speranza di incontrare qualcuno che possa spiegargli che cosa stia succedendo. Ma, una volta raggiunta l’aria aperta, ciò che gli si para davanti gli fa realizzare che nulla sarà più come prima...
Se nel 1968 Romero con La notte dei morti viventi aveva rivoluzionato il modo di raccontare gli zombie al cinema, sradicandoli dai cliché precedenti che li vedevano come fantocci animati da stregoni e/o a riti voodoo, nel 2003 Kirkman ha avuto il merito di ribaltare la struttura stessa delle storie di zombie: se prima di Kirkman l’accento della narrazione era posto sul risveglio delle creature e sul tentativo dei superstiti di raggiungere un prefissato posto sicuro e/o trovare una cura, con TWD le cose cambiano parecchio. TWD inizia dove tutti i film precedenti finivano. Non esiste una cura e nessun posto è sicuro: l’unica possibilità per sopravvivere è riorganizzarsi, allearsi, armarsi e combattere.
Non arriveranno i poliziotti a salvare, o a condannare erroneamente a morte, i nostri eroi, come succedeva nella pellicola cult di Romero. Anzi, non a caso il già citato protagonista Rick Grimes è lui stesso un vicesceriffo ed è comunque totalmente impotente di fronte alla forza dirompente del virus mortale.

La forza dei protagonisti

TWD è, dunque, il racconto potenzialmente infinito di un’umanità straziata da un morbo misterioso, che presto o tardi finirà sì schiacciata, ma non senza prima aver lottato fino allo stremo. Quello che era davvero interessante nelle prime stagioni era seguire le dinamiche del gruppo di sopravvissuti, vedere uomini, donne e bambini lottare per la sopravvivenza e cercare di mantenere vivi allo stesso tempo i valori positivi di famiglia, fratellanza, civiltà. Perché, presto o tardi, la domanda sorgerà spontanea: chi sono i veri mostri? Alla fine della quinta stagione Rick non ha dubbi: we are the walking dead – siamo noi i morti che camminano. Ed effettivamente gli zombie, o, meglio, i walkers – i vaganti, diventano sempre più marginali nello show: non sono molto più di un incidente scatenante, un’occasione per far collidere personaggi tra loro molto diversi che altrimenti non si sarebbero mai incontrati, costringendoli di volta in volta a superare i loro limiti.
La vera forza di TWD proviene dai suoi protagonisti, tratteggiati con delicatezza e a tutto tondo, e dalla loro capacità di adattamento rispetto a quel mondo nuovo e crudele. Un mondo impietoso, dove la morte è dietro l’angolo per tutti: principali o secondari che siano i personaggi. Certo, il ritmo forse non è sempre rapidissimo, ma questo non de v’essere considerato obbligatoriamente un punto a sfavore, anzi. Kirkman e Darabont, lo showrunner che ha fortemente voluto la realizzazione della serie Tv, hanno sfruttato ogni fotogramma per costruire un affresco preciso e realistico, in cui ciascun personaggio trova una possibilità di crescita, decadenza e redenzione. O, per lo meno, questo accadeva agli inizi, quando i protagonisti sono stati costretti a crescere e a cambiare velocemente: o ci si evolve, o si rimane indietro. Come già emerso, in TWD la società, le istituzioni tradizionali implodono e i nostri eroi provano come possono a ricostruire una comunità organizzata e democratica. Ma quando là fuori c’è il Caos, è il più forte a dettare legge. E allora i personaggi devono adeguarsi, fortificarsi o lasciarsi morire.
Un personaggio cardine, presente fin dalla prima stagione, che ha un percorso davvero interessante è Carol Peletier: quando la conosciamo è la moglie silenziosa di un uomo violento e la madre di una bambina destinata a scomparire presto. Sembrava destinata a essere tra le prime vittime dell’apocalisse e, invece, nel corso delle stagioni, si fortifica sempre di più, fino a diventare un’assassina senza scrupoli.
Ma la sua trasformazione non è ancora finita: le violenze compiute la tormentano e la vedremo stringere con forza un rosario. Carol non è l’unico personaggio a interrogarsi sul valore della fede, a chiedersi se la religione sia ancora qualcosa a cui aggrapparsi in quel mondo che somiglia tanto a un inferno: la risposta per ognuno di loro sarà diversa, ma è interessante vedere come la serie solleciti nello spettatore molti interrogativi esistenziali. Insomma, finora ne sono stati elencati i pregi: purtroppo, però, la grande qualità degli inizi si è andata perdendo nel tempo.
Se lo spin-off Fear the Walking Dead e gli albi della graphic novel stanno ancora andando alla grande, la serie Tv madre arranca ormai da non pochi episodi. I motivi sono di certo molteplici e nel corso delle sue nove stagioni TWD ha avuto vari momenti in cui gli ascolti calavano perché la trama appariva ripetitiva, ma poi ha sempre saputo come rialzarsi. Sempre, fino a due anni fa. Potremmo prendere come episodio spartiacque il 7x01 (per i profani: stagione 7, episodio 1), la première più attesa del 2016, visto che per la prima volta Negan, il Cattivo con la C maiuscola, mette seriamente in pericolo i nostri eroi.

La tensione va scemando

Come anticipato, gli zombie sono infatti il male minore in questo nuovo mondo, gli umani si sono riorganizzati in gruppi più o meno ampi e vige la legge del più forte: chi comanda ora è Negan, un uomo dal passato misterioso e dal grande carisma che, insieme ai suoi scagnozzi, noti con il nome di Saviors, è riuscito ad asservire il vasto numero di cittadelle che circondano il suo campo base. Finalmente uno dei cattivi più temuti del fumetto appare anche sul piccolo schermo: una grossa minaccia per Rick e i suoi compagni. La sesta stagione si era conclusa sulle note della filastrocca Eeny meeny, tradotta in italiano come Ambarabà ciccì e coccò, filastrocca che Negan userà per decidere a quale personaggio principale sfondare il cranio con la sua amata mazza Lucille... Dopo mesi di attesa, finalmente scopriamo chi sarà il prescelto (piccolo spoiler: Negan non si accontenterà di una sola vittima!).
La tensione nell’episodio 7x01 è altissima, la narrazione angosciante forse come mai prima: l’apice della scrittura horror dell’intera serie, che impone però un cambio di tono, non gradito a tutti gli spettatori. The Walking Dead ha inevitabilmente iniziato a perdere appeal: la 7x01 ha tenuto incollate allo schermo 17 milioni di persone, ma un mese dopo gli spettatori si erano già ridotti drasticamente a 10 milioni. La violenza gratuita, ripetitiva e fine a sé stessa di Negan non piace al pubblico e, come se non bastasse, i protagonisti agiscono in modo sempre più incomprensibile: il personaggio di Negan diventa una caricatura di sé stesso, Rick è ormai un uomo cinico e incastrato in una forzata e poco credibile storia d’amore. Ma se la settima stagione resta comunque ancora valida, nell’ottava abbiamo il tracollo: la serie registra solo 6,8 milioni di spettatori interessati alla 8x10.
Viene sempre più a mancare l’elemento fondamentale di TWD, già più volte citato, cioè la sua capacità di raccontare con delicatezza e serietà la componente umana, che invece sfocia spesso nelle superficialità della soap e nella violenza di un film di serie Z. Andrew Lincoln (Rick) ha dato la stoccata finale alla serie, abbandonandola a metà della nona stagione: dovrebbe ricomparire nei futuri film tv, ma ha lasciato la nave ammiraglia proprio nel momento in cui stava affondando, forse stanco di essere ingabbiato da anni nello stesso ruolo, forse lui stesso dispiaciuto dalla piega che la serie sta prendendo. Nel frattempo, gli sceneggiatori ci riprovano, annunciano la nuova stagione con nuovi, terribili, nemici in agguato: ma non è questo che salverà la serie, non sarà altra violenza o altri pericoli a dare una scossa alla morente TWD. The Walking Dead può essere risuscitata solo da un rinnovato amore per i suoi personaggi, dal continuo approfondimento delle dinamiche umane, dal delicato realismo con cui Kirkman è stato capace più volte di raccontare una situazione apocalittica. Altrimenti, saremo destinati ad assistere al Tramonto dei morti viventi.

Erica Gallesi

paginazione