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«I calli & il cancro»

L'Editoriale di Cesare Cavalleri
02/10/2019
«I calli & il cancro»

La questione curda, con i relativi massacri da parte di Erdogan, è talmente complicata che non mi sento in grado di interloquire. Soltanto alcuni punti:

1. La Turchia è membro della NATO. E la NATO, e la UE, che fanno? Sottostanno al ricatto di Erdogan, il quale ha dichiarato che se vengono tagliati i miliardi che riceve per il sostentamento dei curdi in Turchia, aprirà i confini ai 3,6 milioni di rifugiati che dalla Turchia invaderebbero l’Europa. Intanto, i curdi ci vanno di mezzo.

2. Il ritiro dei soldati americani dalla Siria è da (quasi) tutti criticato, anzi, si cerca addirittura di riversare sulla decisione di Trump la responsabilità del genocidio in corso. In un comizio a Minneapolis il presidente americano ha dichiarato: «Dovevamo rimanere in Siria per 30 giorni, e ora siamo stati lì per 10 anni; dovevamo rimanere in Afghanistan per un breve tempo, e siamo lì da quasi 19 anni. È il momento di riportarli a casa, abbiamo fatto il nostro lavoro».

3. Ragioniamo un momento: perché mai gli Stati Uniti dovrebbero continuare a svolgere il ruolo di gendarme per la sicurezza del mondo, se in cambio non ricevono altro che critiche e addirittura insulti? Quanto meno, meriterebbero gratitudine e rispetto per il ruolo svolto finora, e comprensione se Trump ha deciso di smettere di pagare in soldi e in sangue militare il sostegno per un tentativo di ordine mondiale che gli viene rinfacciato.

4. La UE è impotente perché non ha un proprio esercito e tuttora campa con i soldi e il sangue degli americani, senza dare alcun corrispettivo, neppure simbolico e diplomatico. Va bene così, e fino a quando?

5. Il mio sommesso (e inutile) parere è che gli Stati Uniti e alcuni altri Stati importanti dovrebbero smettere di sovvenzionare la macchina burocratica e autofagica dell’ONU, ormai irriformabile, e prendere l’iniziativa per una nuova Società delle Nazioni, con statuto adeguato e senza dilapidare miliardi.

Ma per esprimere qualunque parere, a cominciare dai miei, resta la difficoltà di disporre di fonti attendibili. Io stesso questa mattina mi sono sentito in colpa per non essere stato in grado di ricordare i nomi dei nostri ministri. Leggo su un’agenzia una dichiarazione del ministro Vincenzo Amendola: ministro di che? Dopo qualche bracciata nel mare di Internet, ecco, è il ministro per gli Affari europei. Auguri, ministro; il lavoro non le mancherà.
Intanto il Parlamento, quasi all’unanimità, ha approvato definitivamente la legge di modifica costituzionale che ridurrà il numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200, in aggiunta al taglio dei seggi dei deputati (da 12 a 8) e dei senatori (da 6 a 4) eletti all’estero. Questa automutilazione, sbandierata dai 5Stelle per il suo valore simbolico, assomiglia, direbbe Karl Kraus, alla decisione di operare i calli di un malato di cancro. Certo, meglio non avere i calli anche se si ha il cancro, ma se la cosmesi dermatologica diventa un alibi per non occuparsi del cancro, non va più bene. La riforma della giustizia, di cui il sen. Quagliariello si occupa a p. 678, può aspettare; la legge sul fine vita, meglio continuare a rimandarla; del bonus per i figli si riparlerà fra qualche generazione, e sul disastro della scuola pubblica è consigliato stare zitti. Ma intanto chi sta in «poltrona» esulta per il taglio delle «poltrone», senza pensare, fra l’altro, alle minori possibilità che gli attuali parlamentari avranno di essere rieletti.

Quanto al risparmio per le casse dello Stato, l’ammontare netto complessivo del «taglio» sarebbe di 57 milioni all’anno e di 285 milioni a legislatura; se rapportiamo queste cifre alla spesa pubblica italiana. che nel 2018 è stata di circa 847 miliardi al netto delle passività finanziarie, secondo i numeri forniti dai 5Stelle ci sarebbe un risparmio per i conti pubblici dello 0,012%, percentuale che secondo le stime di Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici italiani, scenderebbe invece a un ridicolo 0,007%.
Senza disprezzare i risparmi, anche piccoli, della spesa pubblica, il taglio delle «poltrone» appare soprattutto un provvedimento di mera demagogia che fra l’altro mette a rischio la rappresentatività territoriale dei parlamentari; senza contare che, in ogni caso, una nuova legge elettorale, ormai indispensabile, potrebbe mandare all’aria il puzzle. Siamo in mano a dilettanti che esultano per il «taglio» inscenando una pantomima goliardica con imbarazzate e imbarazzanti risate intorno a un forbicione che non taglia. Che assenza di pensiero, che vergogna.

C.C.

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