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«Il percepito & il reale»

L'Editoriale di Cesare Cavalleri
02/08/2019
«Il percepito & il reale»

Il percepito & il reale

Dapprima fu la meteorologia. Il termometro segna 27 gradi, questo è un dato reale. Ma uno dice: 27 gradi, che caldo insopportabile! E un altro: però si sta meglio di ieri. Insomma, sulla temperatura «percepita» influiscono fattori esterni (l’umidità, i venti) e predisposizioni personali. Tuttavia, indipendentemente dal termometro, la sensazione di caldo o di freddo è soggettiva, ed è ciò che conta. Certo, se il termometro segna 42 gradi, è razionale ritenere che faccia caldo; se segna -4, oggettivamente fa freddo. Avvicinare il percepito al reale è un’auspicabile razionalizzazione. Prendiamo il problema dell’immigrazione. Ricerche dell’Istituto Cattaneo mostrano che la percentuale di immigrati non-Ue realmente presenti in Italia (7%) è quasi quattro volte inferiore a quella stimata, o percepita, pari al 25%.

Non siamo alla vigilia di un’invasione di musulmani, eppure si moltiplicano i gridi d’allarme. La morte di Andrea Camilleri è stata percepita come la perdita di un grande, grandissimo scrittore soprattutto da parte di chi, magari, ha visto in televisione solo qualche episodio del commissario Montalbano senza aver portato a termine la lettura di uno solo dei troppi libri di Camilleri, che molti (quorum ego) trovano insopportabili per quell’indigeribile miscuglio linguistico, ostico a orecchi non siciliani, e per l’ideologia godereccia e cinica di cui sono intrisi. Pagine e pagine sui giornali, come se fosse morto il nuovo Dante Alighieri. Qui il percepito sovrasta di gran lunga il reale. Non voglio moltiplicare gli esempi, ma un tema non percepito, e addirittura rimosso, è quello dell’aborto.

È comprensibile e giusto commuoversi per il rovesciamento di un barcone sul quale sono stipati trentacinque immigrati, fra i quali nove minori non accompagnati: ma chi piange per le centinaia di migliaia di aborti perpetrati ogni anno in Italia? In quarant’anni dall’introduzione della legge 194 che ha depenalizzato l’aborto in certe condizioni, sono state soppresse 5.814.635: cinquemilioni-ottocentoquattordicimila-seicentotrentacinque vite umane. I dati statistici sono in diminuzione, ma la più recente rilevazione ufficiale, relativa al 2016, indica pur sempre la cifra di quasi 85 mila uccisioni di esseri umani: 35 su un barcone e 85 mila nelle asettiche stanze degli ospedali. Certo, bisogna maneggiare con cura i paragoni: anche una sola vita umana ha valore infinito, ma i numeri vogliono pur dire qualcosa. Giusta compassione e dolore per i barconi, ma 85 mila morti non vengono percepiti come tragedia, anche se poi non si fa nulla né per i barconi, né per gli aborti. Ma almeno si renda percepibile il dato di realtà: 85 mila aborti, mentre ci si comincia a preoccupare per il declino demografico. Benissimo piangere per i barconi, ma cerchiamo di rendere percepibile, da parte di chi ha responsabilità sia civili, sia pastorali, la gravità delle 85 mila soppressioni annue di bambini. Per parte nostra, su questo punto non abbiamo mai smesso, e mai smetteremo, di sensibilizzare.

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