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«Il Tempo edace»

L'Editoriale di Cesare Cavalleri
02/05/2019
«Il Tempo edace»

Il Tempo edace

Parigi, 15 a p r i l e 2019: brucia la cattedrale di Notre-Dame. Il video della guglia – la flèche – spezzata dal fuoco, ci ha tolto il fiato. Eppure, a meno di un mese, la tragedia appare già lontanissima. Troppi commenti, troppi simboli, troppi coccodrilli. Il presidente Macron, principe dei coccodrilli, ha invitato a «trasformare questa catastrofe in occasione di riflessione su ciò che siamo stati e su ciò che dovremo essere, per diventare migliori di come siamo, ritrovare il filo del nostro progetto nazionale, che ci unisce, progetto umano, appassionatamente francese». Però sono proprio i francesi a non aver voluto includere il riferimento alle radici cristiane nel progetto, affondato, di Costituzione europea. E l’ideologia di Macron è più affine a quella di chi aveva distrutto la flèche nel 1792, quando una prostituta aveva impersonato la Dea ragione nella cattedrale. Troppo tardi per appropriarsi di simboli che rimandano a una realtà in cui non si crede. Restano le immagini.

La flèche spezzata si allinea al crollo delle Torri gemelle che l’11 settembre 2001 ha inaugurato catastroficamente il Terzo Millennio; poi c’era stato il piccolo Aylan con la sua maglietta rossa e i pantaloncini blu, spiaggiato come se dormisse, il 3 settembre 2015; il 5 giugno 1989 avevamo visto l’uomo solo davanti ai carri armati in Piazza Tienanmen, e l’8 giugno 1972 la bambina nuda in fuga dal napalm era diventata emblema della guerra del Vietnam. Un mese dopo, è possibile anche dire qualche verità su Notre-Dame, che non è la più riuscita cattedrale gotica francese: peraltro, quello che vediamo (vedevamo) è il discutibile e discusso restauro ottocentesco di Viollet-le-Duc. Abbiamo le cattedrali di Chartres, di Saint-Denis, di Burges, di Reims, di Amiens, di Bayeux... che più di Notre-Dame documentano il genio gotico di Francia. Il tempo edace, «fatal nemico, colla man rugosa / ti combatte, ti vince e ti disface: / egli il color del giglio e della rosa / toglie alle gote più ridenti e stende / dappertutto la falce ruinosa (Vincenzo Monti, 1847). Il tempo edace tutto divora: anche le catastrofi, anche le distanze. Restano le immagini, quello che dentro di noi è suscitato dalle immagini.

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