Mensile di studi e attualità · dal 1957
Editoriale · Editoriali
di Cesare Cavalleri e Stefano Graziosi
Numero 719 · gennaio 2021
«È stato peggio di un crimine. È stato un errore». Così pare che Talleyrand abbia commentato il rapimento del duca d’Enghien, ordinato da Napoleone: un’affermazione che si attaglia perfettamente al caso di Donald Trump, additato come il principale responsabile dell’irruzione al Campidoglio dello scorso 6 gennaio. Aizzando i manifestanti poco prima della certificazione della vittoria di Joe Biden al Congresso, il presidente americano ha infatti commesso un grave errore politico. Un errore che ha messo di fatto a repentaglio la sua eredità presidenziale, il suo rapporto con il Partito repubblicano e – forse soprattutto – il suo stesso futuro politico. Trump si è, in altre parole, rovinato con le sue stesse mani, consegnandosi di fatto a quegli avversari che non aspettavano altro per azzannarlo e gettare alle ortiche i quattro anni della sua presidenza: quattro anni che, se guardiamo ai risultati concreti, sono stati molto più positivi di come una certa vulgata tenda (spesso tendenziosamente) a dipingerli.
Un’occasione ghiotta per i critici che stanno adesso cercando di far passare la tesi del «trumpismo intrinsecamente autocratico», quasi che i gravi fatti di Washington siano una logica e inesorabile conseguenza degli ultimi quattro anni. È del resto esattamente questa la linea assunta dal Partito democratico che, dopo settimane di richiami (evidentemente non troppo sinceri) all’unità nazionale, ha adesso deciso di seguire la massima che fu di Cesare Previti: «Non faremo prigionieri». Biden ha già bocciato risolutamente e senz’appello l’intera presidenza del suo predecessore, adombrando l’accusa di nazismo verso i parlamentari che – pur condannando i fatti di Washington – si sono resi «colpevoli» di lealtà al presidente uscente. La Speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha invece invocato direttamente la destituzione di Trump a nemmeno due settimane dalla scadenza del suo mandato: una mossa inutile sul piano concreto ma dal potente valore simbolico.
Studi cattolici · n. 719 · gennaio 2021
Edizioni Ares · Milano
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