Mensile di studi e attualità · dal 1957
Arti visive · Arti e spettacolo
di Silvia Stucchi
Numero 737-738 · luglio/agosto 2022

Dal 25 maggio al 18 settembre le Gallerie d’Italia di Milano ospitano l’esposizione dei Marmi Torlonia, ovvero 96 pezzi scelti dalla ricchissima collezione dei Principi Torlonia. La mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori” è una straordinaria occasione per gustare, dopo l’esposizione romana dello scorso anno, uno spaccato di una delle maggiori collezioni private di statuaria antica, nonché una delle prime collezioni nate con occhio che potremmo dire moderno e scientifico, superando quindi l’ottica della Wumderkammer rinascimentale, che tanto a lungo ha dettato le regole delle maggiori collezioni d’arte europee.
L’esposizione, curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri, è nata da un accordo fra Fondazione Torlonia e il Ministero della Cultura con la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma; in nome di questo accordo, inoltre, un nuovo Museo Torlonia accoglierà le 620 sculture provenienti dagli scavi oppure da collezioni più antiche.
Il Museo Torlonia nasce, dopo l’Unità d’Italia, in un momento di grande fervore e rinnovamento degli studi nel settore artistico e archeologico, nel 1875, al termine di una lunga attività, svolta nell’arco di decenni: la storia della collezione inizia infatti nel 1800, quando Giovanni Torlonia acquista tutti i materiali contenuti nello Studio dello scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi, comprendenti circa 400 sculture antiche, 90 copie moderne di sculture antiche, 600 materiali frammentari, 200 modelli e bozzetti di terracotta, e 30 calchi in gesso. Inoltre, pochi anni dopo, nel 1809, la famiglia dei marchesi Giustiniani offre a Giovanni Torlonia il gruppo più importante della collezione di sculture raccolta a inizio XVII secolo dal Marchese Vincenzo, come garanzia di un prestito di 33.600 scudi. Nel 1825, a causa della mancata restituzione del prestito, le circa 260 opere d’arte date in pegno restano definitivamente a Giovanni Torlonia, ma solo nel 1859, al termine di una lunga vicenda giudiziaria, entrano a far parte a pieno titolo della Collezione. Nel frattempo, la famiglia Torlonia inizia una imponente attività di scavo: nella tenuta della Caffarella (1823, attività proseguita sino al 1882); nella Villa di Massenzio sulla via Appia (1824-1827), dove i lavori sono diretti da Antonio Nibby; nella tenuta di Romavecchia sulla via Latina, promossi da Carlo Torlonia (1828) e ripresi da Alessandro nel 1882; a Porto (1857-1869); e poi, ancora nelle tenute di Romavecchia e della Caffarella (1862-1882).
Studi cattolici · n. 737-738 · luglio/agosto 2022
Edizioni Ares · Milano
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