Mensile di studi e attualità · dal 1957
Lettera da · Società
di Nicola Lecca
Numero 765 · novembre 2024

Salisburgo è uno dei luoghi al mondo con la maggior concentrazione di chiese e di musei per chilometro quadrato. Questo primato, a dire il vero, è valido anche per i negozi di souvenir. La città ne ospita a bizzeffe, accordando al sacro e al profano la possibilità di convivere in una sorta di forzata armonia: necessaria a compiacere, commuovere e allietare turisti spesso frettolosi e ansiosi di portarsi a casa un po’ di Mozart. Per loro, i souvenir rappresentano una specie di attestato della visita compiuta: una documentazione fondamentale, insomma, da esibire con orgoglio a parenti e amici di ritorno dal viaggio appena concluso.
Salisburgo è così: una solenne matrona vestita da gran dama in cui si vendono popcorn e zucchero filato a prezzi agghiaccianti.
Claustrofobia anche all’aperto. Soprattutto nelle monumentali piazze assediate dai mercatini natalizi, e perfino nei vicoli più remoti – quelli in cui s’era sperato di trovare un metro quadrato di spazio libero per allargare finalmente le braccia e tirare un sospiro di sollievo.
A Salisburgo – una fra le più belle e meglio custodite città medievali del mondo – le uniche custodi del silenzio sembrano essere rimaste le tante chiese nelle quali, pur di sfuggire alla confusione, si entra con l’impazienza di un pescatore di perle che, esausto dell’apnea, ritorna in superficie per godersi l’atteso privilegio di un pieno respiro.
Il duomo di Salisburgo è gelido: una chiesa grandiosa, di proporzioni enormi rispetto alla città che la ospita. Grigia e bianca: ricca e povera insieme, ma soprattutto buia e oscura. Il freddo regna. Appanna i respiri. Impregna tutto di silenzio. È un silenzio sacro quello che aleggia fra le sue navate, e rende protagonisti i rumori più irrisori: il battere d’un tacco, il respiro di un asmatico, il tintinnio improvviso delle monete depositate in cambio di un lumino. Ed è proprio qui, davanti alle tante piccole candele accese, che i fedeli, confortati dal tepore provvisorio di una luce molle e dondolante, amano raccogliersi in preghiera.
Studi cattolici · n. 765 · novembre 2024
Edizioni Ares · Milano
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