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Recensioni
di Pierangela Rossi
Numero 719 · gennaio 2021

Giuliano Ladolfi, Semi a dimora a lungo inoperosi, Ladolfi, Borgomanero 2020, pp. 300, euro 20.
Dice Stefano Verdino nel Meridiano su Luzi: «Diversamente da altri poeti della sua generazione come Bertolucci, Caproni e Sereni, Luzi è stato pressoché subito riconosciuto: la sua era “un’immagine esemplare” (secondo una famosa definizione di Bo) già nel ’40 – Avvento notturno segnava allora il culmine dell’ermetismo –, quando il poeta non ancora ventiseienne viveva in quella capitale della letteratura italiana che era la Firenze degli anni Trenta, la città allora di Montale, Gadda, Palazzeschi, Vittorini, Gatto, Landolfi, Bilenchi, Pratolini e altri.
Il precoce riconoscimento comportò anche un’etichetta – Luzi poeta ermetico, anzi «il» poeta ermetico per antonomasia – che, mai respinta dal poeta fedele alla propria giovinezza, si è sempre più mostrata limitante e inadeguata via via che Luzi andava pubblicando nuovi volumi, anche se sopravvive pigramente nella vulgata scolastica, dove a poesie come Avorio tocca in sorte la documentazione, anch’essa esemplare, di un’esperienza estrema e acrobatica dell’analogismo simbolista italiano».
Giuliano Ladolfi si spinge più in là e paragona Luzi a Dante, con l’accortezza di aggiungere che a Luzi è toccata in sorte un’epoca nichilista, laddove un Dante non sarebbe quello che è, avendo avuto in sorte di calibrare il suo pensiero sul magistero di San Tommaso. Quello che unisce in profondità i due poeti è il cattolicesimo: «Sarebbe, quindi, quanto meno opportuno che la ricchezza delle opere di Luzi (e non solo i testi ermetici) diventasse patrimonio delle giovani generazioni».
Nell’opera di Mario Luzi (Istmi) spicca un capitolo sulla metrica, così precisa, e la copertina Einaudi di Dal fondo delle campagne «Questa terra grigia lisciata dal vento nei suoi dossi / nella sua galoppata verso il mare, / nella sua ressa d’armento sotto i gioghi / e i contrafforti dell’interno, vista /nel capogiro degli spalti, fila / luce, fila anni luce misteriosi, / fila un solo destino in molte guise, / dice: “guardami, sono la tua stella” / e in quell’attimo punge più profonda / il cuore la spina della vita. / Questa terra toscana brulla e tersa / dove corre il pensiero di chi resta / o cresciuto da lei se ne allontana».
Lo studio di Ladolfi, trecento pagine: Semi a dimora a lungo inoperosi si segnala per l’acribia e la passione: «Il presente studio si propone di colmare una lacuna e per la prima volta affronta le composizioni di Luzi secondo un Idealtypus che permette di conferire senso e significato all’intero cammino umano e poetico di uno scrittore destinato a segnare una linea di demarcazione nella storia della poesia italiana e mondiale». Il lavoro di Giuliano Ladolfi, sul magistero poetico di Mario Luzi, va dagli inizi alla fine, con molte gradite citazioni di poesia. Per semplice esempio: «Scrive / lui scriba / il già scritto da sempre / eppure mai finito, / mai detto, detto veramente».
C’è un circuito, spiega Ladolfi, tra l’avvenimento e il linguaggio: «Molto ho avuto io da fare / all’impossibile aggiogamento, molto. Lingua umana / bruciata nel mio libro /tutta secolarmente». La poesia di Luzi in questo momento storico, sottolinea Ladolfi, metabolizza l’accadimento in parole, una «prova umana / che talora eccede / ed offende l’umanità dell’uomo, bisogna “dire il sacro”, parola risuonata nella bocca dei “santi” e “dal gemito / della crocifissa incarnazione”». La puntuale analisi di un poeta civile come Luzi, è cosa da far tremare vene e polsi. Chiude un libro ricco Oltre la Postmodernità: Semi a dimora / a lungo inoperosi / nell’infimo letargo.
:«Luzi – ragiona Bauman – restituisce al mondo ciò che la modernità aveva tolto: il senso del reale: È proprio l’artificio moderno ad essere smantellato; ed è proprio il concetto moderno di ragione legislatrice di significato a essere denunciato, condannato ed esposto al biasimo. È proprio quell’artificio e quella ragione, la ragione dell’artificio, a essere sotto accusa nel tribunale della post-modernità». Insomma, Luzi ci offre un re-incanto del mondo, proprio laddove si era perso. Il libro di Ladolfi, per chi ami Luzi, è imperdibile.
Studi cattolici · n. 719 · gennaio 2021
Edizioni Ares · Milano
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