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Recensioni
di Alessia Soldati
Numero 775 · settembre 2025

Nicolas Mathieu, Rose Royal, Marsilio, Venezia 2025, pp. 128, € 14
Rose Royal o “naufragio di due solitudini che cercano di salvarsi a vicenda, senza riuscirci”: ecco come intitolerei il libro di Nicolas Mathieu, scrittore francese classe ’78, vincitore del Premio Goncourt nel 2018 con I figli dopo di loro (Marsilio 2018), un romanzo sociale della Francia periferica. Lunghezza diversa (Rose Royal è un racconto lungo, l’altro un romanzo di 480 pagine), stesso obiettivo: raccontare l’ordinarietà della vita, la quotidianità di persone tutt’altro che perfette e, perciò, autentiche.
Rose ha 46 anni, un lavoro qualunque, una vita segnata da delusioni sentimentali e frustrazioni. Ha amato uomini sbagliati, si è fidata troppo, ha creduto nella promessa di una felicità che non è mai arrivata. Quando decide di comprarsi una pistola, «una piccola rivoltella calibro .38, cinque colpi, 650 euro», non lo fa per vendetta o per rabbia, ma per un’autodifesa esistenziale: il passato le ha insegnato che è meglio farsi trovare preparati. Il suo incontro (scenografico) al bar Royal con Luc, uomo solo e disilluso quanto lei, apre uno spiraglio di tenerezza, una possibilità. Ma Rose Royal non è una storia d’amore: è il ritratto in chiaroscuro di un’esistenza segnata dalla stanchezza, dalla monotonia di una vita che si consuma tra lavoro, appartamenti anonimi e presenze lontane. Un’esistenza che, per quanto cerchi di cambiare rotta, si ritrova comunque intrappolata in un vortice di cui quella piccola calibro .38 segna l’unico spiraglio di protezione.
Nessuna svolta spettacolare durante la narrazione: il ritmo segue le vicende. Il focus di Mathieu resta sempre lo stesso: raccontare l’umanità senza filtri tramite personaggi in cui è possibile rispecchiarsi. E con Rose Royal il ritratto diventa crudele. Rose incarna il sentimento della solitudine in un bar sempre pieno di gente, l’incapacità di scegliere a chi donare la propria fiducia, a chi consegnare il proprio futuro, la propria vita.
Ma alla fine il mirino può trovarsi nella direzione sbagliata.
Studi cattolici · n. 775 · settembre 2025
Edizioni Ares · Milano
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