Mensile di studi e attualità · dal 1957
Recensioni
di Giorgio Fozzati
Numero 775 · settembre 2025

Chiara Clini, L’ultima crociera, PIEMME, Milano 2024, pp. 368, € 9,99
Chiara Clini ha scritto un bel romanzo storico, L’ultima crociera, aprendo il sipario su un periodo davvero poco noto dei nostri connazionali in Inghilterra negli anni ’40. La scrittrice è al suo esordio nel romanzo, ma averne di esordienti di questo calibro. Con la sua scrittura vivace e sperimentata dagli anni di lavoro teatrale e di story editor per alcune serie televisive, Clini ci porta a bordo di un sottomarino tedesco al largo delle coste dell’Irlanda, nelle sale di registrazione della mitica BBC, poi su una vecchia Austin, dentro a un campo di concentramento riservato a italiani “fascisti” che fascisti non erano proprio, e infine a bordo del transatlantico Aradora Star, in rotta verso il Canada. È un racconto che si fonda sulla testimonianza dello zio, anzi prozio, Guido Conti, che visse in prima persona la tragedia del transatlantico.
Parlandone con alcuni amici, mostrando tutta la mia incredulità di tanta sfrontata crudeltà nei confronti di italiani che erano emigrati in Inghilterra per sfuggire alle angherie del fascismo, mi sono sentito rispondere che sono cose che succedono in tutte le guerre e quindi questa non faceva eccezione. Sarà, ma io non riesco a farci il callo, seppure un callo storico.
Il giovane Jacopo Abramo Errera, cronista della BBC per la sezione italiana, insieme ad altri italiani, viene arrestato, incredulo, e portato prima in una vecchia scuola abbandonata dove viene sommariamente interrogato. Harriet è la solerte impiegata dell’Aliens Advisory Committee che deve raccogliere le informazioni di ciascuno e in un modo o nell’altro condannare alla reclusione queste persone per il solo fatto di essere italiani e perciò sospettati o di fascismo o di essere spie. Harriet finisce per innamorarsi del giovane veneziano ebreo, pentendosi di non avergli creduto nell’interrogatorio. Girerà tra i diversi campi di concentramento fino a ritrovarlo mentre viene imbarcato sulla Aradora Star.
Chiara Clini ci fa vedere questa guerra, assurda come tutte le guerre di questo mondo, da tre angolazioni diverse: Wolfgang è il giovane marinaio tedesco imbarcato sull’U-Boot con un capitano in cerca di gloria da mostrare al Führer. Il governo inglese che esegue ordini del gran capo Churchill e non guarda in faccia a nessuno, salvo poi pentirsi, e meno male. E gli occhi dei poveri internati, privati di tutto, messi gomito a gomito con i prigionieri tedeschi, con bambini giovanissimi (spie anche loro?). Privati di tutto, ma non della dignità, in compagnia della propria fede e della memoria dei loro amori.
Si legge bene, a capitoli brevi che riguardano i protagonisti, si salta da un mondo interiore all’altro. E si finisce tutti sulla grande nave che salpa oscurata per allontanare i pericolosi italiani, insieme a tedeschi e austriaci, il più lontano possibile. Il periscopio dell’U-Boot avvista il transatlantico: non si silurano le navi passeggeri, è il codice della guerra, non si spara sui civili.
Adesso si è sparato su tanti civili, dal nord Europa al Medio Oriente. Non si spara sui civili.
Studi cattolici · n. 775 · settembre 2025
Edizioni Ares · Milano
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