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Recensioni
di Luca Ariano
Numero 764 · ottobre 2024
Letteratura come condizione, a cura di Francesco Napoli, Interno Poesia, pp. 380, € 20.
Negli ultimi vent’anni, in Italia si è assistito a un profluvio di antologie di vari generi, con svariate tematiche e con la pretenziosità di dettare un canone. A proposito di questa immensa produzione antologica riflette Luca Benassi sul numero 114 di “Atelier” nel suo saggio intitolato “All you can eat. La grande abbuffata delle antologie e nuove dimensioni social”. Nel merito Benassi sottolinea la difficoltà oggi di poter redigere un’antologia in grado di individuare un canone come fu Poeti italiani del Novecento di Mengaldo (Mondadori, 1978) eppure qualche sparuto critico ancora tenta di dare un ordine e un senso alla produzione degli ultimi decenni. Tra questi vi è Francesco Napoli
Va dato atto al curatore di aver colmato una lacuna che durava da troppi decenni nell’ambito della critica italiana, se si esclude il saggio di Marco Merlin Poeti nel limbo. Studio sulla generazione perduta e sulla fine della tradizione (2004) per Interlinea dove l’autore si soffermava sui poeti nati negli anni Cinquanta e Sessanta.
Napoli suddivide gli autori per macro-regioni o aree e, naturalmente, il primo riferimento non può non essere Geografia e storia della letteratura italiana di Carlo Dionisotti (Einaudi, 1999) che ha rivoluzionato l’approccio alla letteratura e alla poesia. Il libro di Napoli non è prettamente un’antologia classica tout court ma un saggio/riflessione su una generazione e anche un panorama poetico.
Il libro si apre con una corposa introduzione (“Generazione Sessanta: letteratura come condizione”) dove il critico napoletano spiega i dettami che l’hanno portato a certe scelte e in cui riflette anche sulla situazione editoriale contemporanea, sulle riviste, tracciando un rapido confronto con l’epoca precedente.
La prima sezione “Verso i sessanta” include in realtà poeti nati negli anni Cinquanta come Antonella Anedda, Mario Benedetti, Giuseppe Grattacaso e Gian Mario Villalta. Per questi autori, così come avverrà in seguito, vi è una breve selezione di testi esemplificativi per addentrarci nella poetica che viene sempre espletata da Napoli spesso mettendola in riferimento con altri autori o con i già citati maestri. In ogni singola sezione vengono presentati numerosi altri poeti dei quali non è stata fatta una scelta testuale, ma che, sicuramente, aiutano meglio a capire il contesto geografico, letterario e poetico.
La seconda sezione “Milano non è più sola” vede tracciato un excursus su cosa è stata Milano per la poesia e per l’editoria nel Novecento che vede tra i poeti presenti Cristina Alziati, Nicola Gardini, Stefano Raimondi, Antonio Riccardi, Giovanna Rosadini. Il titolo fa chiaramente capire come, per Francesco Napoli, Milano non sia più da tempo l’unico polo della poesia italiana e ne sono testimonianza le sezioni seguenti come “Triveneto e “Poesia alma mater”). Nel secondo Novecento il Nordest, Bologna e l’Emilia-Romagna in generale, hanno prodotto numerosi poeti, riviste, Festival (si pensi a Pordenonelegge) al punto da divenire luoghi in cui il dibattito poetico è molto fervido con una miriade di poeti anche delle generazioni seguenti molto attivi sul territorio e in ambito nazionale. “Parlar tosco” descrive il panorama toscano dal passato ingombrante dovuto a Firenze e ai poeti ermetici, veri e propri capisaldi del Novecento. “Effetto Residenza” affronta la realtà marchigiana che ha prodotto tanti poeti negli ultimi decenni tanto da aver fatto parlare una certa critica di “Linea marchigiana” mentre Roma, da sempre in contrapposizione con Milano, in “Roma bruciano ancora braci” (riferimento alla storica rivista) annovera Nicola Bultrini, Maria Grazia Calandrone, Roberto Dedier, Paolo Febbraro e Luigia Sorrentino.
Dopo questa contrapposizione, Napoli si concentra su alcune voci periferiche come Paolo Lisi, Massimo Morasso, Emilio Zucchi in “Voci più lontane dai centri”, mentre l’unico poeta dialettale Edoardo Zuccato è nella sezione “La resilienza del dialetto”.
Chiude il libro “La resilienza dello sperimentare” con solo Aldo Nove nonostante ancora oggi vi sia molta poesia legata a questa visione. Come tutti i testi che vogliono fornire un quadro poetico in un panorama così vasto e complesso, mancano alcune voci, ma questo è il destino di tutte le antologie o saggi critici e del coraggio e responsabilità di un curatore che, inevitabilmente, deve fare delle scelte (si pensi all’assenza di molti poeti meridionali da Roma in giù), ma sicuramente può essere un’occasione per Napoli di approfondire in un secondo volume o a opera di qualche altro critico che voglia proseguire un lavoro così arduo.
Studi cattolici · n. 764 · ottobre 2024
Edizioni Ares · Milano
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