Mensile di studi e attualità · dal 1957
Saggistica · Lettere
di Alessandro Roccati
Numero 729 · novembre 2021

Fin dai primi passi dopo il deciframento dei geroglifici ci fu un’attesa spasmodica per conoscere il contenuto di tutte quelle testimonianze rimaste mute, nello specifico per quello che poteva concernere possibili connessioni con la tradizione biblica. Inizialmente furono prodotti veri spropositi come le interpretazioni del reverendo Dunbar Isidore Heath. Con il tempo cominciarono a instaurarsi raffronti più attendibili, fino a quando, poco meno di cento anni fa, la scoperta della documentazione ugaritica prese il sopravvento.
Uno dei grandi dibattiti che continua ad agitare il mondo scientifico e culturale rimane la questione del monoteismo nell’Egitto faraonico. La vicinanza di questa antichissima civiltà con il popolo di Israele, che secondo la Bibbia avrebbe addirittura soggiornato in Egitto, a dispetto della miriade di culti e di esseri sovrumani («divini») venerati nella terra del Nilo, è sembrata dover implicare qualche anticipazione o condizionamento nei confronti della più antica religione monoteistica, quella ebraica appunto.
Appena decifrati i geroglifici, circa due secoli fa, l’attenzione di Jean François Champollion fu anzitutto rivolta al recupero dei nomi di divinità, in notevole parte già presenti nella tradizione di lingua greca, con lo scopo di scoprire nuove letture di segni geroglifici, ma la prima descrizione, accurata quanto distaccata, della religione egizia è dovuta ad Adolf Erman, il quale però si astenne da un tentativo di interpretazione. L’opera fu prontamente tradotta in italiano da Astorre Pellegrini.
Proprio in quegli anni, tra Ottocento e Novecento, avveniva la riscoperta di un faraone occultato, Amenhotep IV, che cambiò il nome in Akhenaten (1338-1321), promotore della cosiddetta «eresia di Amarna», la quale sembrava sostituire un culto unico a danno dei «mille dèi e delle mille dee dell’Egitto» (per citare un’espressione di poco posteriore). Ed Erman aveva scoperto connessioni dirette tra la lingua e la letteratura dell’Egitto e quelle della Bibbia1. Il maggiore egittologo americano, figlio di un pastore protestante, James Breasted, dedicò la sua dissertazione appunto a questa vicenda.
Studi cattolici · n. 729 · novembre 2021
Edizioni Ares · Milano
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