Mensile di studi e attualità · dal 1957
Storia · Idee e storia
di Alberto Torresani
Numero 731 · gennaio 2022

Un po’ scherzando e un po’ sul serio, una volta dissi a un amico francese che per giustizia dovremmo ammettere che i francesi sono superiori a ogni altro europeo non solo di una spanna, bensì di due. L’amico, un po’ scherzando e un po’ sul serio, si congratulò con me per aver compreso ciò che ogni francese pensa, anche se non lo dice per non insistere su un dato tanto evidente. Ho ripensato spesso a questo siparietto durante la lettura di un classico sulla Rivoluzione francese. Si tratta di Meccanica della Rivoluzione di Augustin Cochin, ristampato da Oaks (Sesto San Giovanni 2020, pp. 351, euro 25).
L’introduzione, molto intelligente, di Giovanni Damiano, spiega perché questo libro meriti di venir rimeditato. Il prefatore inizia il suo lavoro citando Carl Schmitt che considerava suoi maestri Jean Bodin e Thomas Hobbes, ma anche Donoso Cortés e Augustin Cochin. Carl Schmitt è senza dubbio il filosofo della Politica più importante del secolo XX. Si porta dietro una cattiva fama, perché sarebbe sceso a patti col nazismo, anche se il suo interesse per quel regime mirava a spiegare come mai si fosse affermato nella nazione che da tre secoli aveva elaborato la Filosofia più avanzata, la Scienza più feconda, la Musica più sublime, ponendosi alla testa anche della Linguistica e della Filologia classica. Bodin e Hobbes sono il fondamento di una sociologia pessimistica circa la natura umana, che è quella descritta da Nicolò Machiavelli.
Occorre prendere atto che le passioni umane soverchiano le pulsioni al Bene. La Politica sarà sempre sopraffazione dei forti rispetto ai deboli.
Hobbes fu traduttore di Tucidide, che nella sua Guerra del Peloponneso rievoca il discorso degli ambasciatori ateniesi fatto agli abitanti di Melo (o Milo). Atene ha trecento triremi, è la massima potenza navale dell’Egeo. L’isola di Melo possiede dieci triremi. Le due maggiori potenze sono Atene e Sparta. Atene non può permettere la presenza di un’isola dell’Egeo che sia alleata di Sparta. È una legge di natura, non un capriccio. I meli promettono l’assoluta neutralità tra le due potenze in guerra tra loro. Gli ateniesi rispondono che di fronte alla forza, da che mondo è mondo, i deboli debbono piegarsi; non vorrebbero venire ad assediare Melo, uccidere gli uomini, vendere come schiavi donne e bambini e ripopolare l’isola con propri coloni. Purtroppo i meli insistono per la neutralità e gli ateniesi a malincuore attuano la loro politica. È sempre avvenuto così.
Studi cattolici · n. 731 · gennaio 2022
Edizioni Ares · Milano
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