Mensile di studi e attualità · dal 1957
Orizzonti · Idee e storia
di Lorenzo Ornaghi
Numero 761-762 · luglio/agosto 2024

Nel 1970 vide la luce Exit, voice, and loyalty, un’opera di Albert O. Hirschman destinata ad accendere non solo un immediato e profondo interesse, ma anche a scuotere e in qualche caso rimuovere qualcuna delle recinzioni che da tempo distinguono e separano le produzioni scientifico-accademiche di economisti, sociologi, politologi, filosofi. Fra i maggiori studiosi dell’economia “reale” e delle condizioni di sviluppo di molte nazioni, Hirschman (1915-2012), tedesco poi naturalizzato americano, era un ottimo conoscitore dell’Italia e dei suoi maggiori problemi: per le non brevi permanenze nel nostro Paese, e anche per il fatto che la sorella Ursula fu moglie dapprima di Eugenio Colorni e poi, alla morte di questi, di Altiero Spinelli.
La traduzione italiana dell’opera, qualche anno dopo, conservando intatto il sottotitolo originario – Rimedi alla crisi delle imprese, dei partiti e dello Stato – presentò un ordine diverso dei tre vocaboli del titolo. E, soprattutto, il titolo italiano Lealtà, defezione, protesta mostrò quanto non fosse facile trasporre pienamente nella nostra lingua l’ampiezza e la densità dei significati attribuiti da Hirschman a voice e a exit. Sottolinea Hirschman:
La voce è l’esatto contrario dell’uscita. È un concetto molto più impreciso dal momento che può comprendere l’ampia gamma compresa tra una debole lagnanza e una violenta protesta.
L’exit, che è opzione frequentemente attuata nelle più quotidiane attività (si pensi solo alla rinuncia o alla sostituzione, da parte del consumatore, di un prodotto sino a quel momento per lui abituale), diventa invece minacciosamente simile a una “defezione”, a qualcosa non troppo lontana da uno “scisma”, quando una tale “uscita” riguardi le organizzazioni e le istituzioni, i partiti o addirittura lo Stato. Proprio per questo:
Studi cattolici · n. 761-762 · luglio/agosto 2024
Edizioni Ares · Milano
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