Mensile di studi e attualità · dal 1957
Arti visive · Arti e spettacolo
di Michele Dolz
Numero 740 · ottobre 2022

Ho conosciuto Gian Maria Tosatti nel 2016, quando teneva una mostra a Roma presso ZooZone Art Forum. Tutto lì era singolare: il piccolo spazio, le opere esposte (testi dattiloscritti incorniciati) e il personaggio stesso, che mentre parlavamo bevve un intero cartone di succo di frutta. Ma ci siamo intesi subito e quel pomeriggio siamo diventati amici. Da allora è andato avanti uno scambio di pareri in crescente concordanza, malgrado fisicamente distanti. L’ultimo è di alcuni giorni fa:
“Caro Gian Maria, ho aspettato fino adesso a scriverti perché ti ho immaginato pieno di richieste di ogni tipo e di lavoro. A Venezia non sono ancora andato ma ho visto e letto tutto quel che ho trovato sulla tua installazione. Hai superato te stesso! Che cosa meravigliosa… Se un giorno riusciremo a parlare ti esporrò l’idea dell’arte a cui penso molto ultimamente: non è più tempo di giochini e ideuzze, o si fa qualcosa di grande o è meglio tacere e uscire da questa cacofonia di talenti mediocri. Per grande non intendo solo il formato (anche) ma la forza vitale che i nostri predecessori ci hanno lasciato”.
“Ciao Michele, Cerca di andare a Venezia, anche in giornata. Le immagini, i video, non rendono minimamente l’opera. Spero tu riesca e possa darmi le tue impressioni a partire dall’esperienza fisica. Hai ragione, sono sepolto vivo dal lavoro, ma più per la Quadriennale che per l’arte. Tu stai bene? Sarei felice di fare una chiacchierata con te. Forse da ottobre sarò un po’ più libero. Vedremo. Sono molto d’accordo con quello che mi dici. Non è tempo per gli esercizi. È il tempo delle responsabilità, anche nell’arte. Un tempo crudele, ma un tempo di verità. Intanto ti ringrazio per quel che mi hai scritto. E spero di avere occasione di incontrarti presto. Gian Maria”.
A Venezia ci sono andato subito. L’amicizia è un impegno serio che va onorato sempre. Ma oltretutto aveva assolutamente ragione. Pur conoscendo l’opera, pur avendo studiato il catalogo, entrare in quegli spazi è un’altra dimensione. Quella giusta. Per questo Tosatti e il curatore Eugenio Viola ripetono insistentemente che queste sono opere da esperire. L’opera la compie il visitatore immergendosi in questi ambienti.
Studi cattolici · n. 740 · ottobre 2022
Edizioni Ares · Milano
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