Mensile di studi e attualità · dal 1957
Cinema · Arti e spettacolo
di Arianna Galli
Numero 766 · dicembre 2024

Il punto di rugiada è un istante di incontro, passaggio, metamorfosi: quando l’aria calda e umida incontra una superficie fredda, si trova costretta a rivelare ciò che fino a quel momento ha tenuto nascosto. In questo incontro, l’aria cede, si raffredda, e ciò che prima era puro potenziale – il vapore – diventa realtà: gocce d’acqua che testimoniano la transizione, il passaggio da uno stato all’altro. È dunque il confine sottile dove l’invisibile diventa visibile, dove il vapore sospeso nell’aria, etereo e impalpabile, si trasforma in acqua tangibile, in una danza tra ciò che è e ciò che diviene.
Questo fenomeno atmosferico dà il titolo all’ultima opera di Marco Risi, premiata ai Nastri d’argento con il Premio al Miglior Soggetto a Marco Risi, Riccardo De Torrebruna, Francesco Frangipane e Enrico Galiano e il Premio Biraghi ad Alessandro Fella – che ha interpretato con estrema sensibilità ed espressività di sguardi il ruolo del protagonista Carlo –, un film-poesia il cui motore sta nell’incontro tra gli anziani e i giovani, tra il caldo e il freddo perché avvenga il passaggio tra l’illusione e la verità della vita.
Questo in particolare si riflette nell’interazione tra i due protagonisti principali, Carlo (Alessandro Fella) – un giovane ricco e viziato, perso in una vita di eccessi e alienazione –, e Dino Rimoldi (Massimo De Francovich) – un anziano e celebre fotografo tormentato dal pensiero della morte – che si incontrano nella casa di riposo Villa Bianca, dove Carlo viene mandato a svolgere i servizi sociali, e che diventa l’occasione per entrambi di rimettere in discussione le proprie esistenze.
Studi cattolici · n. 766 · dicembre 2024
Edizioni Ares · Milano
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