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Studi
di Cesare Cavalleri
Numero 744 · febbraio 2023 · Quaderno: Per Cesare Cavalleri

Il poeta Giorgio Caproni è morto a Roma il 22 gennaio 1990. Aveva 78 anni quasi esatti, essendo nato a Livorno il 7 gennaio 1912. Tutta la sua opera poetica, dal 1932 al 1986, è stata pubblicata negli Elefanti di Garzanti nel 1989. Restano fuori le poesie della plaquette intitolata Allegretto con brio, pubblicata a Lugano nel 1988 (ed. Laghi di Plitvice).
Oltre a moltissimi articoli di critica letteraria e ad alcune pregiatissime traduzioni (memorabile Non c’è paradiso, di André Frénaud, Rizzoli, 1971), ha pubblicato racconti, tre dei quali, sotto il titolo Il Labirinto, sono stati riproposti da Rizzoli nel 1984. Fra gli ultimi scritti di Caproni spicca un bellissimo e partecipe intervento nel volume Giovanni Paolo II pellegrino per il Vangelo, allestito dalle Edizioni Paoline per i dieci anni dell’attuale pontificato, in cui Caproni esprime ammirata devozione al Papa.
Non è morto il poeta, ma l’uomo, ed è l’assenza dell’uomo Giorgio Caproni che ora si fa pungente. Il primo contatto con Giorgio Caproni avvenne nel 1972 complice un refuso. Avevo pubblicato su Studi cattolici (n. 141) un articolo in cui notavo la singolare coincidenza tra Organetto di Camillo Sbarbaro (1910) e Rapsody on a windy night di Thomas Eliot (1911): entrambe descrivono, con parole a volta consimili, una passeggiata notturna compiuta quando entrambi i poeti avevano 22 anni e pochi mesi, l’uno a Savona, l’altro a Parigi. In nota citavo quattro articoli di Caproni pubblicati nel 1956 su La Fiera letteraria, con il titolo La corrente ligustica della nostra poesia («ligustica», cioè ligure; ma nel mio testo divenne «linguistica»). Il 13 dicembre 1972 ricevetti una lettera di Giorgio Caproni, in cui diceva tra l’altro:
Studi cattolici · n. 744 · febbraio 2023
Edizioni Ares · Milano
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