La storia del padre della celebre disciplina di allenamento fisico-mentale, conosciuta con il suo nome, affonda le radici nella Germania di fine secolo XIX: Joseph Hubertus Pilates (noto semplicemente come “Joe” negli anni statunitensi della maturità) nacque il 9 dicembre 1883 a Mönchengladbach, nella Renania Settentrionale-Westfalia, nei pressi di Düsseldorf e morì all’età di 83 anni a New York il 9 ottobre 19671. Secondo di dieci figli di Heinrich Friedrich Pilatu (cognome successivamente modificato in Pilates), di probabili origini greche, operaio metalmeccanico e abile ginnasta, e di Anna Hahn, di origine tedesca e di fede cattolica, che praticava la naturopatia (medicina alternativa orientata alla guarigione del corpo attraverso la stimolazione fisica), casalinga e dedita alla famiglia.

Da bambino Joseph era cagionevole di salute, soffriva di asma, rachitismo e persino di febbri reumatiche, patologie all’origine di un carente sviluppo muscolare e di gravi alterazioni posturali. Il giovane era tuttavia determinato a guarire e a condurre una vita da persona sana; pertanto, questi problemi lo spinsero a un rigoroso regime di allenamento, attraverso la pratica di diverse discipline sportive e attività fisiche, con una particolare attenzione al corretto utilizzo della respirazione. Il suo notevole impegno lo portò alla guarigione dalle patologie, consentendogli già all’età di 14 anni di posare per la realizzazione di alcune carte anatomiche del corpo umano e di raggiungere successivamente un buon livello sportivo nella boxe, nel nuoto anche subacqueo e nello sci. La salute e il benessere psicofisico, da un’esigenza personale, si trasformarono per lui in una vera e propria filosofia di vita, alla quale si votò completamente, non solo mediante l’esercizio ginnico, ma anche attraverso lo studio dell’anatomia, con osservazioni sul movimento negli animali, lo studio della biomeccanica del corpo, delle filosofie orientali e dei metodi di allenamento militare dei greci e dei romani, nei quali riconosceva il perfetto equilibrio fra mente, corpo e spirito. Selezionò singoli elementi da varie discipline differenti, per poter giungere a un programma di allenamento che garantisse il massimo livello possibile di benessere, integrando corpo e mente, promuovendo la consapevolezza corporea, l’equilibrio e l’armonia di tutta la persona.

Ancora giovane Joseph, che per mantenersi lavorava presso un birraio, si sposò con Mary, già mamma di un bambino, e con la quale ebbe un figlio. Nel 1913, a soli 31 anni, Mary morì prematuramente e lui, nel dicembre di quello stesso anno, decise di trasferirsi in Gran Bretagna, lasciando in custodia i due bambini ai genitori della moglie, probabilmente non rivedendoli più2 . Allo scoppio della Prima guerra mondiale fu arrestato per la sua nazionalità tedesca e confinato in un campo di prigionia sull’isola di Man, nel Mare d’Irlanda, dove rimase prigioniero per 5 anni. Lo stesso Pilates raccontava l’esperienza maturata in quegli anni: il successo ottenuto con i compagni di prigionia (scampati a un’epidemia di colera, di cui però non si sono rinvenute notizie ufficiali, e successivamente alla grande epidemia “spagnola”) grazie alle mansioni affidategli all’interno dell’ospedale del campo, che gli offrirono l’opportunità di applicarsi al suo programma di esercizi fisici, adattato, negli spazi ridotti di cui poteva disporre, alle esigenze dei feriti di guerra e dei reduci gravemente mutilati e immobilizzati a letto. In queste circostanze si dedicò loro, con generoso impegno, mettendo a punto esercizi che si potevano eseguire sdraiati, utilizzando le molle dei letti, e che consentivano il recupero del corretto tono muscolare: erano la prima rudimentale versione degli attrezzi, alla base del metodo che oggi conosciamo.

Al termine della guerra Joseph Pilates ritornò in Germania, dove continuò il perfezionamento delle sue attrezzature, molto simili a quelle attuali. Non si hanno notizie sul suo ritorno dai figli, mentre si consta il suo matrimonio il 1° ottobre 1919 con Elfridge Latteman, più anziana di lui, con la quale andò ad abitare a Gelsenkirchen, a pochi chilometri dalla sua città natale, al confine con il Belgio e i Paesi Bassi, e dalla quale ebbe un figlio. Dai giornali e dagli annunci pubblicitari dell’epoca si apprende che Pilates si ingegnava guadagnandosi da vivere come pugile e allenatore di boxe presso una scuola di pugilato, che purtroppo però fallì e chiuse i battenti. Riuscì a diventare istruttore sportivo e lavorò ad Amburgo come preparatore fisico delle reclute del corpo di polizia locale. Nel maggio 1923 brevettò un dispositivo denominato “Joe’s Toe Gizmo”, tutt’ora utilizzato per la correzione del disallineamento delle dita dei piedi.

Il 1923, quattro anni dopo il rientro in Germania, fu per Pilates un anno importante: il fratello Fred lasciò la Germania a luglio per stabilirsi definitivamente a Saint Luis, nel Missouri e lui in agosto si separò da Elfridge e si trasferì ad Hannover. In questa città avvenne la vera trasformazione: Pilates cominciò a lavorare con i ballerini, occupandosi dei loro problemi fisici e riuscì a stabilire un contatto con Hanya Holm, famosa in Europa e, successivamente, ancor più negli Stati Uniti, dove si sarebbero ritrovati anni dopo. Probabilmente a motivo dell’inflazione dilagante nel Paese, dell’instabilità politica e forse dell’incertezza professionale, il 6 ottobre 1925 salpò per gli Stati Uniti per ricominciare tutto da capo. Dopo due mesi trascorsi a New York, rientrò ad Hannover, probabilmente per recuperare i documenti necessari per le procedure di immigrazione e si imbarcò nuovamente per stabilirsi definitivamente negli Usa. Durante il viaggio conobbe Clara Zuener, che sarebbe diventata la sua compagna di vita e di lavoro.

New York divenne la loro casa, dove nel 1927 Joe aprì la sua palestra al 939 della 8th Avenue, proprio accanto alla sede del New York City Ballet, circostanza che si rivelò fondamentale per la diffusione della disciplina fra i danzatori3 . Prima di stabilirsi a New York nel 1931 Hanya Holm riallacciò i contatti con lui e gli spalancò le porte del suo mondo. Joe divenne il punto di riferimento dei ballerini nella necessità di terapie riabilitative: tra i suoi clienti c’erano stelle del calibro di George Balanchine e Marta Graham. Iniziò a lavorare anche con molti famosi cantanti d’opera, per aiutarli a migliorare il controllo della respirazione. Elfridge chiese il divorzio nel 1930 in Germania e Joe fu naturalizzato cittadino americano nel 1935.

Ormai aveva messo a punto un programma completo di esercizi che denominò contrology e, nonostante fosse ancora poco conosciuto al di fuori del mondo della danza, era certo che si trattasse di un rimedio sicuro per la salute e il benessere integrale della persona, pur consapevole che ci sarebbero voluti vari altri decenni perché il mondo si accorgesse della sua invenzione. L’organico dello studio-palestra si arricchì di attrezzature di vario tipo (rimaste a oggi sostanzialmente inalterate4) e di un buon numero di assistenti; Clara, che conosceva alla perfezione le macchine e gli esercizi, fu un aiuto preziosissimo per la gestione dell’attività e i contatti con i clienti, che trovavano in lei il complemento al temperamento asciutto e taciturno di Joe, riconoscendo in lui la massima dedizione professionale, sempre incoraggiante e positiva, insieme a un talento prodigioso nel guarire gli infortuni, a un carisma e a un’attrazione speciali.

L’attività della palestra continuò a un ritmo discreto per oltre un ventennio fino al 1967, anno in cui, la mattina di lunedì 9 ottobre, Joe si spense al Lenox Hill Hospital, dopo un ricovero di tre giorni, per le complicazioni di una polmonite, probabilmente conseguenza dell’enfisema polmonare, causato qualche anno prima dal fumo nocivo inalato durante l’incendio di un locale attiguo alla palestra. Nel 1963 Joe aveva conosciuto John Howard Steel, un giovane avvocato inviato al suo studio su insistenza della mamma, già cliente della palestra, per curare un torcicollo. John divenne presto un suo cliente abituale, si conquistò l’amicizia di Joe frequentando regolarmente la palestra fino alla sua morte ed ebbe un ruolo fondamentale per la sopravvivenza dell’attività negli anni successivi. Si prese cura di Clara fino alla sua scomparsa a 93 anni, nel 1976. Insieme a un piccolo gruppo di clienti affezionati e agli assistenti più fedeli riuscì a superare due fasi molto critiche per l’attività, che nel 1972, grazie all’intervento di un gruppo di investitori, si trasferì sulla 56a strada in una sede modernissima, di stile molto diverso da quella originaria, decisamente più “spartana”. John, sentendosi moralmente responsabile della continuità del contrology-Pilates, riuscì a coinvolgere nella successione Romana Kryzanowska, una ballerina fra le sue prime e più promettenti allieve che, pur con qualche adattamento – che il metodo, molto flessibile, consente, nel rispetto dei principi fondamentali –, ne garantì la continuazione, formando molti altri istruttori. Contemporaneamente il pilates cominciò a riscuotere successo nella parte occidentale degli Usa: spuntarono vari studi a Santa Fe, Seattle, Boulder e Denver in Colorado, oltre che a Beverly Hills, con l’affluenza – grazie al coinvolgimento come istruttore di Ron Fletcher, ballerino convinto sostenitore del metodo – di clienti famosi nel mondo del cinema, da Raquel Welch a Barbara Streisand. L’ultimo serio ostacolo fu superato in tribunale nell’ottobre 2000, per il tentativo di alcuni di lucrare vantaggi rivendicando la proprietà intellettuale del marchio Pilates: tali rivendicazioni fallirono grazie al fatto che il metodo non godeva di brevetto e quindi il suo nome poteva venire utilizzato – come di fatto già avveniva in tutto il Paese da parte di molti insegnanti – da chiunque, con le opportune variazioni discrezionali. Nel frattempo, il Pilates si stava sviluppando in Canada, America Latina, Giappone e in Europa, a cominciare dall’Inghilterra, seguita da Italia, Spagna, Croazia, Svizzera e Germania. Romana Kryzanowska (1923-2013), chiuso definitivamente lo studio del maestro nel 1989, poi aprì, assieme alla figlia Sari Mejia Santo, il True Pilates di New York, che a tutt’oggi forma i migliori insegnanti. Oggi, i professionisti del Pilates conducono ricerche importanti sull’anatomia umana, i traumi, il recupero post-chirurgico, la disabilità e altri problemi muscolari/scheletrici. La ricerca, condotta clinicamente attraverso l’applicazione su pazienti reali dei principi di base sviluppati da Joseph Pilates, è liberamente condivisa nei grandi incontri di professionisti del Pilates che si tengono in tutto il mondo e i risultati sono spesso stupefacenti.

La “filosofia” del metodo e gli esercizi5

Come spiega Giuliana Scotto nella postfazione al testo originario di Ritorno alla vita, il percorso di apprendimento messo a punto da Joseph H. Pilates comprende fasi di percezione e sensibilizzazione corporea tali da permettere il corretto allineamento e la mobilizzazione delle articolazioni ed evitarne il sovraccarico. Nella lettura del testo, che tiene conto necessariamente delle conoscenze dell’anatomia e della fisiologia dell’epoca in cui è stato scritto, è importante riconoscere l’intuizione dell’uomo che ha precorso i tempi, fornendo indicazioni rilevanti sul ruolo della respirazione, dell’equilibrio del bacino, della visualizzazione e della mobilizzazione della colonna vertebrale, e arrivando, nella sua introduzione, a dare consigli sull’alimentazione e sulle norme di igiene personale, con l’auspicio che il suo programma venga adottato nelle scuole.

Nel testo citato, Pilates conia per la sua intuizione il termine contrology (che non ha avuto successo nella denominazione del metodo, affermatosi invece con il suo stesso cognome), “scienza del controllo”, che esprime la necessità del perfetto controllo della mente sul corpo. Spiega nei seguenti termini come contrology ripristini il benessere:

È la completa coordinazione di corpo, mente e spirito6 . Mediante contrology innanzitutto potete acquisire in maniera consapevole un completo controllo del vostro corpo e poi, mediante l’adeguata ripetizione dei suoi esercizi, acquisire gradualmente e progressivamente quel ritmo naturale e la coordinazione legati a tutte le vostre attività inconsce… contrology sviluppa il corpo uniformemente, corregge posture errate, ripristina la vitalità fisica, rinvigorisce la mente ed eleva lo spirito. Nell’infanzia, con rare eccezioni, godiamo tutti dei benefici dello sviluppo fisico naturale e normale. Maturando, ci ritroviamo a vivere in corpi non sempre in linea con il nostro ego. I nostri corpi sono ricurvi, le spalle abbassate, gli occhi vacui, i muscoli flaccidi e la nostra vitalità estremamente diminuita, se non svanita. Ma questo è il risultato naturale del non aver sviluppato uniformemente tutti i muscoli della colonna vertebrale, del tronco, delle braccia e delle gambe durante le fatiche e le quotidiane attività di ufficio […] contrology è finalizzato a darvi flessibilità, grazia naturale e un’abilità che si rifletterà inequivocabilmente sulla maniera in cui camminate, sulla maniera in cui giocate e su quella in cui lavorate. Svilupperete potenza muscolare con una corrispondente resistenza, capacità di svolgere compiti ardui, di impegnarvi in giochi faticosi, di camminare, di correre o di viaggiare per lunghe distanze senza indebito affaticamento corporale o tensione mentale. E questo non è che l’inizio.

Sempre nello stesso testo Pilates ci tiene a precisare che contrology non è un sistema di esercizi che mirano a produrre muscoli gonfi, ipersviluppati, ma piuttosto dotati della vera flessibilità, che si raggiunge quando tutti i muscoli sono sviluppati uniformemente. Sottolinea come gli esercizi, eseguiti con precisione, curando di “arrotolare” e “srotolare” la colonna vertebrale, una vertebra dopo l’altra, ottengano l’abituale pratica dell’arte di respirare correttamente, fondamentale per la riduzione della tensione cardiaca e lo sviluppo dei polmoni.

Si legge ancora in Ritorno alla vita:

Uno dei maggiori risultati di contrology è il raggiungimento del dominio della vostra mente sul completo controllo del vostro corpo […]. Risvegliando migliaia e migliaia di cellule muscolari altrimenti di solito addormentate, contrology risveglia correlativamente migliaia e migliaia di cellule cerebrali, attivando così nuove aree e stimolando ulteriormente il funzionamento della mente. Non c’è da meravigliarsi allora che tante persone manifestino grande sorpresa, in seguito all’inizio della loro esperienza con gli esercizi di contrology, provocata dal rendersi conto della sensazione di “innalzamento” che ne risulta […]. Contrology non è un sistema di esercizi scialbi, noiosi, odiosi, ripetuti ogni giorno ad nauseam […]. Potete ottenerne tutti i benefici a casa vostra. Le sole regole che non mutano a cui dovete coscienziosamente sottostare sono che dovete eseguire sempre e fedelmente e senza svicolare le istruzioni che accompagnano gli esercizi e mantenere sempre la mente completamente concentrata sullo scopo degli esercizi mentre li eseguite.

A proposito della sensazione di “innalzamento” che si avverte praticando gli esercizi, è estremamente interessante l’esperienza personale che il già citato John Howard Steel descrive nel suo libro Leone in gabbia7:

Incominciai a chiedere alle persone con cui praticavo pilates perché piacesse loro […] spesso mi rispondevano che gli piaceva l’insegnante. Chiedevo se c’era qualcos’altro e la risposta era sempre la stessa: «Mi fa sentire benissimo», […] sono tante le attività che ci fanno sentire bene. Cosa c’è esattamente nel pilates che fa sentire le persone così bene? Talmente da farle diventare dipendenti. I movimenti lasciano un senso di benessere fisico. Ci si sente più sciolti, più alti e più eretti, e la camminata migliora, il che aumenta l’autostima e la fiducia in sé stessi. I vestiti stanno meglio addosso. Ci si alza e ci si siede con facilità e autorità. Anche gli altri notano il miglioramento. Forse per alcuni questi sono motivi per continuare. La gente aderisce a diversi programmi di esercizi per le stesse ragioni. Ma come accade con molti tipi di esercizi e con tutte le diete, quando la novità si esaurisce, anche l’entusiasmo e l’assiduità sfumano. E quando ci si stanca di qualcosa, si comincia ad ascoltare quel piccolo diavolo immaginario seduto sulla spalla, che sussurra “perchè preoccuparsi?”. Eppure, per qualche motivo, milioni di persone non si stancano del pilates. La mia esperienza personale, i miei anni di co-gestione di uno studio di pilates dopo la morte di Joe, e il riscontro di molti insegnanti e clienti che ho incontrato, mi dicono che ciò che attrae non è il piacere del movimento, né l’attrazione per un istruttore, né sono semplicemente i benefici dell’esercizio fisico e neanche la convivialità di uno studio. La forza che attrae al pilates, o che addirittura crea dipendenza, sta nella mente. La mente trasforma l’obbligo – qualcosa che devo fare, la mia visione della ginnastica – in qualcosa che voglio fare. Il pilates, a differenza della ginnastica, ti colloca in una speciale zona mentale. Lì, la fatica si trasforma in gioia […]. Credo che sia quella combinazione unica di concentrazione mentale e sforzo fisico richiesto per eseguire serie di esercizi coreografici con precisione che attira milioni di persone e che le fa tornare per farne ancora […]. Se la vera peculiarità del pilates è che si tratta di una serie di esercizi che, anche se difficili, procurano piacere psicologico, possiamo definire il pilates non solo per quello che è, ma anche per l’effetto che ha. Questa è la mia definizione: «Il pilates è un sistema di movimenti coordinati, concentrazione e respirazione che assorbe completamente l’individuo in ciò che sta facendo, aggiunge grazia ed efficienza alla vita quotidiana, allevia lo stress, migliora la circolazione, aumenta l’autostima, si trasforma in un’abitudine e, soprattutto, è divertente da praticare».

Ancora in Ritorno alla vita Pilates fa osservare come la concentrazione richiesta dalla pratica di contrology consenta il controllo del proprio corpo, che si ottiene mediante lo svolgimento lento dei movimenti prescritti: da qui si evince come il metodo Pilates sia un modo di mantenersi in forma con dolcezza8. Il fulcro di questo controllo è rappresentato dal baricentro (che Pilates definiva power house), individuato nella regione pelvica, fra lo sterno e il bacino: l’appropriato sviluppo del lavoro sul baricentro (che diventa il perno della mobilità del tratto lombare, oltre che navel to spine: ombelico attaccato alla colonna), favorisce la sinergia dell’area addominale con quella lombare e la consapevolezza dei movimenti del bacino (anteversione, retroversione e neutro), stabilizza il bacino, con il mantenimento della posizione neutra, comporta un minore dispendio energetico ed una ridotta incidenza di infortuni e di sintomatologia dolorosa posturale, lombare e dorsale.

Un’ultima osservazione in merito all’interesse che Pilates aveva coltivato in gioventù per alcune discipline dolci, come lo yoga e il tai-chi, è che lo scopo del pilates è in certo modo l’opposto dello svuotamento della mente, perseguito da queste tecniche di rilassamento: al contrario, pilates afferma che chi esegue gli esercizi dev’essere presente a sé stesso, deve sapersi “sentire”, essere cosciente del movimento dei propri arti e dei propri muscoli, anche di quelli che abitualmente nella vita quotidiana rimangono inerti e assopiti.

Pilates conclude il suo libro richiamando i risultati naturali della pratica di contrology: fiducia in sé stessi, stabilità, con interesse per la vita vivacemente rinnovato, che sintetizza nell’unica parola “felicità”, in forma di domanda rivolta in questi termini al lettore:

Perché la vera felicità non nasce forse dalla realizzazione di un valido lavoro ben fatto, con la gratificazione di godere degli altri piaceri derivanti dall’aver fatto bene qualcosa, con la misura risarcitoria di “gioco” e di rilassamento che ne risulta?

La “filosofia” del metodo creato da J. H. Pilates, si basa pertanto sui seguenti principi, deducibili dal suo testo, sebbene non siano stati enunciati da lui in modo sistematico: respirazione; concentrazione; baricentro; precisione; controllo; fluidità del movimento.

I primi tre sono veri e propri mezzi per la corretta esecuzione dell’esercizio, gli altri riguardano le modalità di realizzazione. Tali principi sono compatibili con l’adattabilità degli esercizi alle esigenze di chi li svolge: questa è una caratteristica che contraddistingue il pilates rispetto ad altre tecniche di allenamento. Un ulteriore elemento essenziale nell’esecuzione degli esercizi è la visualizzazione: l’importanza di “rappresentarli”, propria di una forma d’arte che, in un certo senso, avvicina il pilates più alla danza che non a una mera tecnica del fitness. È da osservare che lavorare supini permette di attivare alcuni gruppi muscolari a favore di gravità e di sviluppare l’allenamento di piccoli muscoli e il rilassamento di alcune catene muscolari difficili da “sentire” e allungare.

Pilates pubblicò nel 1945, assieme a William John Miller, il breve testo Return to Life Through Contrology nel quale, oltre alla descrizione dell’efficacia del metodo, vengono dettagliatamente descritti trentaquattro esercizi, corredati da fotografie che lo ritraggono mentre li esegue: sono gli esercizi che Pilates riteneva fondamentali per raggiungere il benessere fisico e psichico e sono alla base delle mille possibili variazioni del metodo che a tutt’oggi viene insegnato e praticato in studi e palestre di tutto il mondo.

A margine è rappresentata l’intera sequenza (facilmente reperibile sul web) e, a titolo di esempio, una serie minima di esercizi, che si possono

praticare anche a casa propria (2-3 volte a settimana, con 8-12 ripetizioni per ogni esercizio) con il solo ausilio di un tappetino. Per la corretta impostazione degli esercizi, nel rispetto dei principi base descritti sopra, è consigliabile il ricorso ad alcune lezioni iniziali da parte di un istruttore.

 

Serie minima di esercizi

1 Cfr J. Pérez Pont e E. Aparicio Romero, Hubertus Joseph Pilates. The Biography, Createspace Independent Publishing Platform Haka books, Spagna 2013; P. Paredes Ortiz, Manual de Pilates, Editorial Paidotribo, Barcellona1999; M. Muirhead, Total Pilates, Pearson Educación, Madrid 2003; A.M. Cova, Il metodo Pilates, Red Edizioni, Cesena 2019.

2 J.H. Steel, Leone in gabbia. La vita di Joseph Pilates e la sua eredità, Independently published, edizione italiana a cura di Genesi srl, 2021.

3 Cfr J.H. Pilates e W.J. Miller, Ritorno alla vita. Metodo Pilates: gli esercizi e gli scritti originali, Carocci, Roma 2025.

4 I principali macchinari specifici sono: universal reformer, che grazie alla combinazione di molle, cinghie, pulegge e carrello di scivolamento, permette una vasta varietà di esercizi per l’allineamento posturale, il potenziamento muscolare e la flessibilità ed è adatto sia per l’allenamento che per la riabilitazione in presenza di problemi alla colonna vertebrale; la rehabilitation table, che ha una struttura a baldacchino e viene usato soprattutto per esercizi di resistenza che mirano ad allungare, articolare e stabilizzare la colonna vertebrale. È dotato di molle a varie altezze e con differenti angolature, utilizzate per opporre vari tipi di resistenza al lavoro del soggetto. Oltre che con i macchinari, gli esercizi possono essere eseguiti a corpo libero, preferibilmente a piedi nudi, nel cosiddetto mat work (su un tappetino) con l’impiego di piccoli attrezzi (palle, fasce elastiche, ring, foam roller, ecc.).

5 Cfr J.H. Pilates e W.J. Miller, Ritorno alla vita. Metodo Pilates: gli esercizi e gli scritti originali, Carocci, Roma 2025; J.H. Pilates, La vostra salute, Carocci, Roma 2025.

6 Si conviene con Giuliana Scotto che l’indicazione dello spirito nella coordinazione con mente e corpo sia da intendere come lo stato di benessere (spirituale), frutto dell’unità di corpo e mente. Troviamo qui il senso del proverbio: quando il corpo sta bene l’anima balla e anche, come osserva Pilates nel suo libro, dell’antico motto latino mens sana in corpore sano, che gli ateniesi fecero proprio.

7 J.H. Steel, Leone in gabbia. La vita di Joseph Pilates e la sua eredità – Independently published, edizione italiana a cura di Genesi srl, 2021, pag. 216 sgg.

8 Cfr l’articolo di A. M. Cova, “Pilates. La ginnastica dolce”, in Riza Scienze, n. 219, agosto 2006.